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martedì 4 settembre 2012

"Sei cambiata un sacco..."


Da quando ho conosciuto Luca e da quando ho più fede, i miei comportamenti, le mie scelte, sono cambiate...e davvero tanto.
Negli anni della mia adolescenza non sono stata molto "morigerata": il mio desiderio di avere qualcuno accanto si faceva sempre più largo. Non volevo essere sola ma, così facendo, mi ritrovavo ad esserlo di più. Ci credevo sempre che, in fondo, ogni ragazzo potesse avere semi-serie intenzioni, che con me potesse cambiare e bla bla bla...le solite cose trite e ritrite, rimanendo inevitabilmente e ovviamente delusa.

Ho capito che sarei stata meno sola stando semplicemente con me stessa.

Per curare le ferite, mi sono servita spesso del dimenticatoio: ho esiliato da me ogni cosa che mi ripudiava, che mi disgustava.

Non sono più, grazie a Dio, quella di una volta!
Quello che tanti falsamente e non correttamente definiscono "divertirsi" è solo, in fondo, mentire a se stessi.

Ho passato un'intera estate, quella dopo la maturità, a piangere mentre pian piano capivo di avere dentro un senso di vuoto, vuoto che, stranamente (o forse no) per una diciannovenne, ho colmato con la fede.

Avevo detto "Basta cercare un'ipotetico lui". 
Scherzi di quello che alcuni chiamano "destino" e che io chiamo "disegno su di noi".
Un mese dopo ho rincontrato lui, il mio principe azzurro. Rincontrato perché qualche anno prima la nostra solo-amicizia non era finita molto bene…anzi. Eppure mi è bastato quello scambio di sguardi (e qualche altro incontro) per capire che non sarei stata più sola.

Sono cambiata e questo "Sei cambiata un sacco..." me l'ha detto una delle mie amiche più strette con cui ho condiviso i miei -teen: Chiara la mia vicina di banco. "Sei proprio cambiata, dal giorno alla notte..." mi ha detto una sera in palestra.

Quando la fede e l'amore cambiano la tua vita.

Sunwand

Risposta

sabato 4 febbraio 2012

Il principe azzurro: io l’ho trovato! Il come tenerselo è un'altra storia...



E alla fine arriva, quando meno te lo aspetti. Lui. Non proprio sul cavallo bianco…magari basta una Fiat Punto grigia, un bicchiere di birra in mano o quello che volete; quello che serve è lo sguardo, è quella magia, quel qualcosa che lì, sul momento, neanche te ne accorgi, neanche lo capisci. Perché, spesso, il cervello ragiona più lentamente del cuore: dopo tutte le botte sui denti che ci sono state date, abbiamo costruito un fossato e delle alte mura tra noi e lui, scegliendo il cinismo, la logica, la distanza pur di non continuare a star male, pur di non continuare a trovare solo fregature.
In realtà non lo sai subito che è lui. Mettiamoci anche l’essere restii a scottarsi ancora ed ecco che il principe, se non trova il ponte levatoio calato o un passaggio per accedere nella fortezza, non può far altro che andarsene. A me è servito il calcio nel fondoschiena dell’amica che anni prima ci ha fatto incontrare, calcio che mi ha catapultato tra le sue braccia.
Non proprio letteralmente un calcio, ma una spintina, uno spronar le redini alla tua anima, a ciò che vorresti ma che tieni nascosto, imprigionato da sbarre di paura.
Io sono fortemente convinta del fatto che siamo così tanto abituate a mentire a noi stesse che spesso non ci rendiamo più conto della realtà, non sapendo più, ormai, distinguere il vero dal falso. A volte gli amici e un po’ di fiducia, di speranza, ti aiutano a fare i primi passi. Mi ha aiutato a partire, ad ingranare la prima marcia, una "regola": “Non illuderti! Sarà bello finché dura”.
Dal primo bacio tutto è partito!
Questo, però, non significa che abbandoni la tua fortezza! Il principe è solo entrato! Eh, già! Ha dovuto vagare per corridoi e cercarmi nelle stanze per trovarmi. Ho regolato “l’andarci coi piedi di piombo” con la gioia di averlo vicino e ho calibrato l’eccessiva espansività della gioia con il “voler fare un passo alla volta”.
Ha faticato ad abbattere i muri e a raggiungermi per curare le mie ferite e le mie bruciature ma, allo stesso tempo, quei muri li ho dovuti abbattere anch’io, sia dentro me, sia per arrivare a lui, che poi è la stessa cosa.
Quel tenue avvicinarsi, quella pudica paura di perderci è stato il periodo più bello.
Purtroppo quel vissero felici e contenti, invece, non esiste mai, è una pura utopia. Mai dare per scontata la persona che hai vicino! Bisogna lottare e stringere i denti per tenersela stretta, bisogna cambiare se stessi, bisogna migliorarsi, bisogna crescere.
Insomma questa è un’altra storia. Magari un domani ne parlerò.

Sunwand

venerdì 20 gennaio 2012

You are in my mind



Erano solo quasi 2 mesi che stavamo insieme...ora sono più di 3 anni e 2 mesi...
Avevo appena capito che ti amavo. Che paura!! Paura di provare quel sentimento, paura di dirtelo; sentire che stavo cambiando, che, nella mia scala delle priorità, tu irresistibilmente stavi salendo la classifica.
Dopo tutto quello che era passato, quello che avevo vissuto, una delusione dopo l'altra, un sentirmi continuamente sola, finalmente una corazza fatta di famiglia, responsabilità, doveri, studio, progetti per il futuro, mi poteva proteggere da tutto e tutti. E tu l'hai, per fortuna, distrutta.

Tu credi nelle vite che si complementano? 
Per ciascuno di noi è scritta la felicità della vita, la nostra vocazione, le nostre amicizie e chi si legherà al nostro cuore. Questo è quello che credo. La difficoltà è realizzarlo, è capire, è ascoltare, è lottare.
Nonostante tutto però, anche se perdiamo il treno di quell' occasione, anche se rimaniamo ciechi dinnanzi al cuore che palpita, le strane circostanze della vita fanno in modo che, in una maniera o nell'altra, ciò che deve essere si ripresenti davanti...
...e così, ti ho rincontrato.
In quella strana circostanza.


You are in my mind

2/1/09

Sono innamorata e mi sento un' idiota.
A cosa mi porterà quest'ossessione di lui? Lo vorrei qui...
Ma tra sette giorni ho l'esame di matematica e devo studiare, fare esercizi, devo davvero mettermi di buona lena sopra i fogli degli appunti e smetterla di pensare a lui.
Non mi riconosco: io ero quella che pensava che vedere il proprio ragazzo una volta in una settimana fosse più che sufficiente: io ero quella che, nel definire le priorità, lo metteva dopo la famiglia, gli amici, dopo l'università, dopo tutte quelle attività che riempiono la mia vita, il mio tempo. Ero: è questo il punto. Dov'è finita quella Daniela? Non voglio deludere la mia famiglia, non voglio deludere chi mi sta intorno e, soprattutto non voglio deludere me.
Devo studiare: matematica sarà il mio primo esame e non sono, per nulla, preparata!
Ma ho voglia di lui, come una foglia desidera il Sole, come un fiore brama l'acqua, come un'aquila ha voglia del vento che la sospinga lontano, come il fuoco ha bisogno della legna. Ho voglia e ho bisogno di lui. Sarà un fuoco di paglia? Spero, allora, che il pagliaio non si esaurisca perché, ormai, mi sono buttata, gettata a capofitto, senza timori, tra le sue braccia e non sopporterei di rimanere spiaccicata per terra.
Saprò conciliare questo tormento che ho dentro coi miei doveri? Imparerò a dividere la mia vita in comparti stagni?
Quanto può essere produttivo seguire ciò che devo, studiare, esercitarmi per l'imminente esame, quando la mente rifiuta tutto? Mah...forse è davvero meglio staccare perché, se continuo, senza accorgermene, mi ritrovo a fantasticare e desiderarlo qui.
Amare...Che voglia! Che paura!

Sunwand
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