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giovedì 16 aprile 2015
sabato 29 novembre 2014
E, alla fine, la nostra arroganza ci porterà alla sconfitta
venerdì 17 ottobre 2014
Lo spirito della montagna #2
La montagna, la sua natura, i suoi sentieri, le sue bellezze. La montagna e la sua storia. Perché anche le nude rocce sanno raccontare. C'è stato un tempo in cui quelle cime sono state spettatrici e attrici della storia dell'uomo e ancora ci parlano e ci raccontano.
L'aria si impregna dell'odore della terra e dell'erba dopo una giornata di pioggia. Le nubi, al confine tra la vallata e i monti, lentamente si dissolvono e rendono visibili quelle alte punte. La dura roccia bianca e grigia ancora parla e ancora piange. È stata ferita, è stata scavata e forata, è stata pretesa, conquistata, abbandonata. E ancora piange pensando a quando si colorò di rosso. Ci narra di quei morti per amor di patria, di quei uomini sofferenti, mutilati nello spirito e nel corpo. Su quel sangue da loro versato e da lei bevuto un secolo dopo nascono fiori, genzianelle, stelle alpine e campanule. Il Sole splende e quel monte piatto offre una vista che toglie il respiro: le punte ancora innevate si innalzano fino a toccare il cielo, fino a cercare di raggiungere Dio, quelle cime che a Dio, in un'abbraccio misericordioso del Padre, hanno affidato i figli della terra e del cielo.
Sunwand
Sunwand
Parlando di:
fango e stelle,
natura,
Sunwand,
viaggio,
vita
venerdì 10 ottobre 2014
Ho solo 25 anni
E i 25 sono passati.
C'è chi mi ha detto:
"Benvenuta nel quarto di secolo!"
C'è chi non li ha festeggiati.
Io, ieri.
Tutti mi dicono che sono un bambina:
"Cosa vuoi, cara, hai solo 25 anni!"
eppure non è vero.
Tra cinque anni ne avrò trenta:
cosa avrò in mano?
Lavoro, famiglia, amici, carriera,
o niente di tutto ciò?
Abbasso lo sguardo e fisso le mani.
Quello che so è che ora sono qua,
con le delusioni, i lavori non pagati,
con le speranze, i sogni da realizzare.
Il domani fa paura
e a 25 anni ci pensi.
È una nuvola, è nebbia.
Sono partita dal progetto e ora mi trovo
al di sotto della linea di terra;
ma ogni edificio, per essere realizzato,
ha bisogno di fondazioni
inserite profondamente nella terra.
Io, a 25 anni, sono lì
dove forse dovrei essere:
impaurita e ansiosa,
nello scavo delle fondazioni
della casa che sarà la mia vita.
Sunwand
mercoledì 1 ottobre 2014
Lo spirito della montagna #1
È passato solo un mese da quando sono rientrata dalla montagna. Solo un mese e ho già voglia di ritornarci. La montagna con il suo cielo notturno ricamato da miliardi di stelle, la montagna con i suoi impetuosi torrenti e azzurri laghi, la montagna con i suoi ricchi prati e boschi, la montagna con le sue imponenti cime. La montagna.
È strano come tutto quel camminare e faticare per giorni mi faccia tornare a casa rilassata, rinfrancata, rigenerata.
A dispetto del mare. Non che detesti il mare ma la confusione, la calura estiva, l'immobilismo della tintarella mi da un senso di nausea e spossatezza.
L'aria, l'acqua, la terra con cui sei a contatto diventano lo stagno che salda e riunisce il corpo con l'anima. Invece ora, mentre esco dall'ufficio per andare a pranzo e fare due passi, vengo inondata dal fumo dello scarico delle auto e dalla puzza dei canali di aspirazione del ristorante del centro commerciale.
Passerà un anno prima che ritorni lassù. Anzi, chissà se il prossimo anno avrò la disponibilità economica e lavorativa per ritornarci.
E oggi va così, oggi sono nostalgica.
Dov'era? Eccolo quel taccuino nero con il nostro diario di viaggio, le spese, la lista delle cose da non dimenticarsi. Lo sfoglio e ripenso a quei giorni poi non così lontani, quei giorni di tuta e scarponi, di a letto presto e dormite di 10-11 ore, di escursioni e meraviglie naturali, di funghi raccolti e pasti infiniti.
E mi chiedo, come si fa a non innamorarsi di quelle cime?
Sunwand
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Sunwand,
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vita
giovedì 18 settembre 2014
Lettera di Abramo Lincoln all’insegnante di suo figlio
Caro professore, insegni al mio ragazzo che non tutti gli uomini sono giusti, non tutti dicono la verità; ma la prego di dirgli pure che per ogni malvagio c'è un eroe, per ogni egoista c'è un leader generoso. Gli insegni, per favore, che per ogni nemico ci sarà anche un amico e gli faccia capire che vale molto più una moneta guadagnata con il lavoro che una moneta trovata. Gli insegni a perdere, ma anche a saper godere della vittoria, lo allontani dall'invidia e gli faccia riconoscere l'allegria profonda di un sorriso silenzioso.
Lo lasci meravigliare del contenuto dei suoi libri, ma gli conceda anche il tempo per distrarsi con gli uccelli nel cielo, i fiori nei campi, le colline e le valli. Nel gioco con gli amici, gli spieghi che è meglio una sconfitta onorevole di una vergognosa vittoria, gli insegni a credere in se stesso, anche se si ritrova solo contro tutti. Gli insegni ad essere gentile con i gentili e duro con i duri e gli faccia imparare a non accettare le cose solamente perché le hanno accettate anche gli altri. Gli insegni ad ascoltare tutti ma, nel momento della verità, a decidere da solo. Gli insegni a ridere quando è triste e gli spieghi che qualche volta anche i veri uomini piangono. Gli insegni ad ignorare le folle che chiedono sangue e lo esorti a combattere anche da solo contro tutti, quando è convinto di aver ragione. Lo tratti bene, ma non da bambino, perché solo con il fuoco si tempera l'acciaio.
Gli faccia conoscere il coraggio di essere impaziente e la pazienza di essere coraggioso. Gli trasmetta una fede sublime nel Creatore e gli insegni ad avere fiducia anche in se stesso, perché solo così può avere fiducia negli uomini. So che le chiedo molto, ma veda cosa può fare, caro maestro.
venerdì 18 luglio 2014
Doodle Mandela - Oggi avrebbe compiuto 96 anni
È così che Google lo vuole ricordare, non con un semplice doodle che lo rappresenti, bensì con una sequenza di immagini che ne descrivano il cuore, l'anima di quest'uomo: la sua essenza nelle sue frasi.
Quello di oggi è un doodle speciale e non voglio farmelo scappare!
Lo voglio "catturare", fermare, appuntare qui.
E così ecco le cit. di Madiba!
Quando una persona, con fede e pazienza, può cambiare il destino di un popolo.
Quello di oggi è un doodle speciale e non voglio farmelo scappare!
Lo voglio "catturare", fermare, appuntare qui.
E così ecco le cit. di Madiba!
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| Educatione is the most powerful weapon which we can use to change the world. L'istruzione è l'arma più potente per cambiare il mondo. |
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| The greatest glory in living lies not in never falling, but in rising every time you fall. La maggior gloria nella vita non è non cadere mai, ma rialzarsi ogni volta che si cade. |
Quando una persona, con fede e pazienza, può cambiare il destino di un popolo.
lunedì 14 luglio 2014
Danno collaterale
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| Marika, 20, with newborn baby in Faizabad hospital. Badakhshan Province. Photo by Paula Bronstein, Getty Images |
«La gente in quella parte del mondo è abituata alla morte e alla violenza» affermò. «E se dite loro: "Ci spiace che tuo padre sia morto, ma è morto da martire perché l'Afghanistan potesse essere libero", e se offrite loro compensazione e onore per il sacrificio che hanno fatto, credo che la gente ci sosterrebbe, anche adesso. Ma la cosa peggiore è quella che stiamo facendo: ignorare le vittime. Chiamarli "danno collaterale" e non cercare nemmeno di contare il numero dei morti. Perché ignorarli significa negare che siano mai esistiti, e nel mondo islamico non c'è insulto peggiore. Per questo non saremo mai perdonati.»
Greg Mortenson e David Oliver Relin - Tre tazze di tè
Central Asia Institute
mercoledì 2 luglio 2014
Perché mentre proteggi i piedi c’è sempre qualcuno che raccoglie una pietra per tirartela in testa
Forse dovrei raccontarti un mondo di innocenze e gaiezze. Ma
sarebbe come attirarti in un inganno. Sarebbe come indurti a credere che la
vita è un tappeto morbido sul quale si può camminare scalzi, e non una strada
di sassi. Sassi contro cui si inciampa, si cade, ci si ferisce. Sassi contro
cui bisogna proteggersi con scarpe di ferro. Ma neanche questo basta perché,
mentre proteggi i piedi c’è sempre qualcuno che raccoglie una pietra per tirartela
in testa.
Oriana Fallaci - Lettera ad un bambino mai nato
venerdì 27 giugno 2014
Voglio essere felice
domenica 25 maggio 2014
La Marionetta - Se sapessi che oggi è l’ultima volta
Se per un istante Dio dimenticasse che sono una marionetta di stoffa e mi facesse dono di un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto ciò che penso, ma penserei a tutto ciò che dico.
Valuterei le cose, non per il loro valore ma per ciò che significano.
Dormirei poco e sognerei di più, essendo cosciente che per ogni minuto che teniamo gli occhi chiusi, perdiamo sessanta secondi di luce.
Andrei avanti quando gli altri si ritirano, mi sveglierei quando gli altri dormono.
Ascolterei quando gli altri parlano e con quanto piacere gusterei un buon gelato al cioccolato.
Se Dio mi desse un pezzo di vita, mi vestirei in modo semplice e, prima di tutto, butterei me stesso in fronte al sole, mettendo a nudo non solo il mio corpo, ma anche la mia anima.
Dio mio se avessi un un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei l'arrivo del sole. Sulle stelle dipingerei una poesia di Benedetti con un sogno di Van Gogh e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna. Annaffierei le rose con le mie lacrime per sentire il dolore delle loro spine e il rosso bacio dei loro petali.
Dio mio se avessi un pezzo di vita, non lascerei passare un solo giorno senza dire alle persone che amo, che le amo. Direi ad ogni uomo e ad ogni donna che sono i miei prediletti e vivrei innamorato dell'amore. Mostrerei agli uomini quanto sbagliano quando pensano di smettere di innamorarsi man mano che invecchiano, non sapendo che invecchiano quando smettono di innamorarsi!
A un bambino darei le ali, ma lascerei che imparasse a volare da solo. Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia, ma con la dimenticanza.
Ho imparato così tanto da voi, Uomini... Ho imparato che ognuno vuole vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel come questa montagna è stata scalata.
Ho imparato che quando un neonato stringe per la prima volta il dito del padre nel suo piccolo pugno, l'ha catturato per sempre.
Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare dall'alto in basso un altro uomo solo per aiutarlo a
rimettersi in piedi.
Da voi ho imparato così tante cose, ma in verità non saranno granché utili, perché quando mi metteranno in questa valigia, starò purtroppo per morire. Di’ sempre ciò che senti e fa’ ciò che pensi.
Se sapessi che oggi è l'ultima volta che ti guardo mentre ti addormenti, ti abbraccerei fortemente e pregherei il Signore per poter essere il guardiano della tua anima.
Se sapessi che oggi è l'ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti abbraccerei, ti darei un bacio e ti chiamerei di nuovo per dartene altri.
Se sapessi che oggi è l'ultima volta che sento la tua voce, registrerei ogni tua parola per poterle ascoltare una e più volte ancora.
Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti che ti vedo, direi "ti amo" e non darei scioccamente per scontato che già lo sai.
Sempre c'è un domani e la vita ci dà un'altra possibilità per fare le cose bene, ma se mi sbagliassi e oggi fosse tutto ciò che ci rimane, mi piacerebbe dirti quanto ti amo, che mai ti dimenticherò.
Il domani non è assicurato per nessuno, giovane o vecchio. Oggi può essere l'ultima volta che vedi chi ami. Perciò non aspettare oltre, fallo oggi, perché se il domani non arrivasse, sicuramente rimpiangeresti il giorno che non hai avuto tempo per un sorriso, un abbraccio, un bacio e che eri troppo occupato per regalare un ultimo desiderio.
Tieni chi ami vicino a te, digli quanto bisogno hai di loro, amali e trattali bene, trova il tempo per dirgli "mi
spiace", "perdonami", "per favore", "grazie" e tutte le parole d'amore che conosci.
Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti.
Chiedi al Signore la forza e la saggezza per esprimerli.
Dimostra ai tuoi amici e ai tuoi cari quanto sono importanti.
Johnny Welch
Il testo è stato erroneamente attribuito al famoso Gabriel García Márquez quando, con la falsa notizia della sua prossima morte per un cancro linfatico, iniziò a girare su internet "La Marionetta", una lettera di addio agli amici. Gabriel García Márquez stesso ha smentito la paternità dell'opera e si è incontrato con il vero autore dell' opera: Johnny Welch.
"La Marioneta" è un testo che appartiene al libro particolare, scritto in modo tale da essere letto sia da una parte che dall'altra:"Lo Que Me Ha Enseñado la Vida" (Quello che mi ha insegnato la vita), di Johnny Welch, dalla parte corretta mentre dalla quarta di copertina leggiamo"Lo Que Le He Enseñado a la Vida" (Quello che ho insegnato alla vita), a firma di Don Molfes, alterego ell'autore.
sabato 3 maggio 2014
Io voglio, tanto spazio
martedì 29 aprile 2014
Donare i propri organi, perciò, è un gesto sacro
Donare i propri organi, perciò, è un gesto sacro. È trasformare la propria morte in vita per la salvezza degli altri. E, per chi ha ricevuto questo dono, è portare con sé, nel corpo e nella mente, il suo salvatore, con amore e riconoscenza.
Francesco Alberoni - Donazione degli organi, dedicato ai tanti che sono ancora incerti (Corriere della Sera, 28 agosto 2000, p.1)
sabato 26 aprile 2014
Scritto sulla sabbia
Che il bello e l'incantevole
Siano solo un soffio e un brivido,
che il magnifico entusiasmante
amabile non duri:
nube, fiore, bolla di sapone,
fuoco d'artificio e riso di bambino,
sguardo di donna nel vetro di uno specchio,
e tante altre fantastiche cose,
che esse appena scoperte svaniscano,
solo il tempo di un momento
solo un aroma, un respiro di vento,
ahimè lo sappiamo con tristezza.
E ciò che dura e resta fisso
non ci è così intimamente caro:
pietra preziosa con gelido fuoco,
barra d'oro di pesante splendore;
le stelle stesse, innumerabili,
se ne stanno lontane e straniere, non somigliano a noi
- effimeri-, non raggiungono il fondo dell'anima.
No, il bello più profondo e degno dell'amore
pare incline a corrompersi,
è sempre vicino a morire,
e la cosa più bella, le note musicali,
che nel nascere già fuggono e trascorrono,
sono solo soffi, correnti, fughe
circondate d'aliti sommessi di tristezza
perché nemmeno quanto dura un battito del cuore
si lasciano costringere, tenere;
nota dopo nota, appena battuta
già svanisce e se ne va.
Così il nostro cuore è consacrato
con fraterna fedeltà
a tutto ciò che fugge
e scorre,
alla vita,
non a ciò che è saldo e capace di durare.
Presto ci stanca ciò che permane,
rocce di un mondo di stelle e gioielli,
noi anime-bolle-di-vento-e-sapone
sospinte in eterno mutare.
Spose di un tempo, senza durata,
per cui la rugiada su un petalo di rosa,
per cui un battito d'ali d'uccello
il morire di un gioco di nuvole,
scintillio di neve, arcobaleno,
farfalla, già volati via,
per cui lo squillare di una risata,
che nel passare ci sfiora appena,
può voler dire festa o portare dolore.
Amiamo ciò che ci somiglia,
e comprendiamo
ciò che il vento ha scritto
sulla sabbia.
Hermann Hesse - La felicità, versi e pensieri
mercoledì 23 aprile 2014
L'emigrante
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| Una sera di maggio - Musa Franco |
Correvano i "poveri anni cinquanta,"
nel mezzo dei verdi anni miei,
coi ciliegi in fiore, a primavera,
l'aria impregnata d'intenso odore
la partenza era imminente,
non più una chimera.
L'addio non fu per me uno strazio
per i genitori sì una fitta al cuore.
Aperta la gabbia, come un'uccellino
incontro al mondo, libero volai,
oltre le Alpi in treno andai.
Pupille incantate
su grandi montagne
dalle cime bianco innevate,
restavano fissate.
Laghi, valli, buie gallerie,
attonito ammiravo,
città, stazioni e lunghe ferrovie.
A quei visi alteri, freddi e tristi,
di uno strano rosa-pallido colorati,
a quell'idioma secco e incomprensibile,
lungo e faticoso fu l'adattamento.
L'entusiasmo fu presto spento.
Assalito da struggente nostalgia
poco dopo sarei venuto via.
I giorni, i mesi e gli anni
monotoni, duri, volavano
come piume al vento;
ad ogni tramonto, come un tarlo,
quello strano tormento
mi rodeva d'entro.
Come Ulisse, alla sua Itaca,
a casa anelavo tornare.
A Natale, quella malinconia
in pura gioia si mutava:
la Romagna rivedere,
il paese, i dolci colli,
la gente nella SITA,
era un rinascere alla vita.
Quei volti noti, olivastri e bruniti
li avrei tutti baciati.
Riudire, poi, il nostro dialetto
per il mio spirito
era un godimento perfetto.
Stefano Giannini
venerdì 18 aprile 2014
Per uscire dal tuo tempo migliore di come ci sei entrato
Ci impegniamo noi e non gli altri,
unicamente noi e non gli altri:
né chi sta in alto né chi sta in basso,
né chi crede né chi non crede.
Ci impegniamo senza giudicare
Chi non si impegna,
senza condannare chi non si impegna,
senza disimpegnarci perché altri
non si impegnano.
Sappiamo di non potere nulla su alcuno
Né vogliamo forzare la mano ad alcuno,
siamo ed intendiamo rimanere devoti
al libero movimento di ogni spirito
più che al successo di noi stessi
e dei nostri convincimenti.
Ci impegniamo per trovare un senso alla vita,
a questa vita, alla nostra vita;
una ragione che non sia una
delle tante ragioni che ben conosciamo,
un utile che non sia una delle solite trappole
generosamente offerte ai giovani
dalla gente pratica.
Si vive una volta sola
E non vogliamo essere giocati
In nome di nessun piccolo interesse.
Non ci interessa la carriera,
non ci interessa il denaro,
non ci interessa il successo di noi stessi,
né delle nostre idee,
non ci interessa passare alla storia.
Abbiamo un cuore giovane e ci fa paura
Il freddo della carta e dei marmi.
Ci impegniamo
non per riordinare il mondo,
ma per amarlo,
per amare anche quello che non possiamo
accettare,
anche quello che non è amabile,
anche quello che pare rifiutarsi all'amore,
poiché dietro ogni volto e sotto ogni errore
c'è insieme una grande sete d'amore:
il volto ed il cuore dell'amore.
don Primo Mazzolari
martedì 15 aprile 2014
Il passato è una fionda.
Tutto è passato tuttavia non tutto se n'è andato. Molti momenti restano e il ricordo delle sensazioni, delle inquietudini, dei sentimenti ritorna ad accendersi come negli istanti in cui li ho provati.
Il vuoto che mia zia ha lasciato non se n'è andato, per esempio. Quando ho toccato con le mie mani le sue mani, fredde e prive di linfa vitale, avrei voluto infonderle il mio calore seguendo l'illusoria immaginazione che un flusso di energia termica potesse ridonarle la vita, potesse farla ritornare a me, a noi. L'avrei voluta lì accanto, come lo è sempre stata, il giorno della mia laurea: non se lo sarebbe perso il mio arrivo al traguardo. Guardo la sua foto che mi restituisce il suo sguardo, tenero e dolce, paziente e servizievole. Chissà, magari c'era quel giorno anche se non l'ho potuta abbracciare, toccare, stringere.
La presenza e la pazienza, la dolcezza e l'amore dei miei genitori e di Luca è il regalo più grande che il Signore mi abbia donato. E questo fa parte del passato su cui si regge il presente e attraverso il quale si può immaginare il futuro. Il passato è la fondazione della nostra casa che è il presente. Senza amore e senza continuità di affetti non siamo persone, non siamo persone in grado di sognare, immaginare, progettare.
Il passato è una fionda. È quell'elastico che ci proietta al di là del limite presente: quanto più lontano andiamo tanta più forza abbiamo impresso nel nostro elastico. Si tratta della forza che le persone accanto a noi ci danno, la forza del loro affetto, della loro vicinanza, del loro amore.
Il passato è una fionda, tutto è passato.
Sunwand
mercoledì 26 marzo 2014
Finalmente laurea!
Eccomi qua, nel mio primo giorno da "architetta"!
Ma, è successo davvero? Le tavole da stampare, mettere il biadesivo sul nastro di carta, correre ad appendere e poi posizionare i pannelli, prendere le misure, attaccare la tavole.
Che agitazione il discorso, i minuti contati e la paura di intopparsi o dimenticare qualcosa.
Eppure, dopo anni in cui lo vedevo lontano, quel giorno è arrivato.
Ieri sono stata incoronata di alloro.
Eh, giornata particolare ieri!
Sveglia dalle 5 del mattino con il sovra-copertina ancora da stampare prima di arrivare a destinazione.
Dopo 10 minuti di camminata con i tacchi, volevo lanciare le scarpe per aria e discutere scalza, con i piedi arrossati! Genitori, parenti e amici sono arrivati circa un quarto d'ora prima dell'inizio: bene perché non volevo rivolgere la parola a nessuno al di fuori di quelli dell'ambiente universitario.
Il giorno prima ero agitata, tesa, dubbiosa e con un po' di titubanza, il giorno della laurea ero sì agitata ma in maniera diversa. Ieri, dopo il discorso, ancora prima della fine della discussione, mentre la mia amica stava concludendo, ero già in pace con me stessa! Prime impressioni? La domanda più gettonata che mi hanno fatto. Nessuna, è stata la risposta! Di pensieri ne avevo avuti abbastanza prima, ora quel che era fatto era fatto.
In mezzo a tavole di uno stile black&white, noi ci distinguevamo per i tenui colori utilizzati; discutere dopo il gruppo che aveva il progetto sulla nostra stessa area, con presupposti del tutto diversi dai nostri, metteva un po' di agitazione.
Eppure tutti siamo andati bene, tutti abbiamo avuto quel che ci aspettavamo o di più.
Fuori la festa, tra coriandoli e spumante, con travestimenti e fotografie.
E lì, con la tensione scesa, in baldoria e allegria, finalmente "Grazie"!
Grazie ai miei genitori, grazie a Luca, grazie agli amici di sempre e a quelli nuovi, grazie a tutti i parenti che non sono voluti mancare in questo mio importante giorno, grazie alla mia relatrice e all'assistente, grazie in modo particolare alla mie compagne di percorso.
Ora cosa mi aspetta domani?
Sono diventata architetto ma cosa è cambiato?
Un nuovo epiteto? Un nuovo titolo?
Bando ai titoli "dott." o "arch.", rimarrò sempre e solo Daniela.
Sunwand
sabato 22 febbraio 2014
Canzone di viaggio
Sole, brilla adesso dentro al cuore,
vento, porta via da me fatiche e cure!
Gioia più profonda non conosco sulla terra,
che l'essere per via nell'ampia vastità.
Verso la pianura inizio il mio cammino,
sole mi fiammeggi, acqua mi rinfreschi;
per sentire la vita della nostra terra
apro tutti i sensi in festa.
Mi mostrerà ogni giorno nuovo,
fratelli nuovi e nuovi amici,
finché senza dolore ogni forza loderò,
e di ogni stella sarò ospite e amico.
Hermann Hesse - La felicità, versi e pensieri
domenica 26 gennaio 2014
Cos'è la morte?
E così è la vita.
Si nasce e si muore.
Ma cos'è la morte?
Quella che vediamo davanti a noi?
Quella che porta via dal nostro affetto
il nostro nonno, la nostra zia, il nostro amico?
Così breve la vita così lunga la morte.
Ma l'atto di fede è più forte della morte,
è il suo antidoto, è l'estensione della vita.
Solo un atto di fede? Non credo.
È più ragionevole credere che non credere
e la scienza ce lo dimostra.
Ogni cosa che esiste ha una logica coerente,
ogni logica ha una mente e un autore
del caos non è né amica né parente.
Eppure si muore.
Forse morte non è
ciò che noi intendiamo.
Muore chi crede nella morte,
muore chi non raggiunge la casa del Padre,
muore chi non ama e non perdona.
Non è la cassa la nostra fine,
non è il tombino del cimitero,
ma le braccia del Padre Nostro.
E ora, cos'è la vita?
È una partenza, un viaggio,
un arrivo, una nuova casa.
La partenza: nasciamo,
il viaggio: la vita sensibile,
l'arrivo: il passaggio dalla porta di casa.
La nuova casa: la vita perfetta.
Ma non tutti ci arrivano:
c'è chi si perde nel viaggio.
A Giuseppina, mia zia, serva dei servi di Cristo:
il Signore ha visto le tue opere e ti ha voluto con sé perché potessi servirlo come hai fatto con tutti noi.
Continuerai così, con il tuo lavoro che ami tanto.
Un abbraccio e a presto,
nella casa del Padre.
Sunwand
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