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giovedì 1 gennaio 2015

Preghiera per la pace


Signore, noi abbiamo ancora le mani insanguinate dalle ultime guerre mondiali,
così che non ancora tutti i popoli hanno potuto stringerle fraternamente fra loro;
Signore, noi siamo oggi tanto armati come non lo siamo mai stati nei secoli prima d'ora,
e siamo così carichi di strumenti micidiali da potere, in un istante,
incendiare la terra e distruggere forse anche l'umanità;
Signore, noi abbiamo fondato lo sviluppo e la prosperità di molte nostre industrie colossali sulla demoniaca capacità
di produrre armi di tutti i calibri e tutte rivolte a uccidere e a sterminare gli uomini nostri fratelli;
così abbiamo stabilito l'equilibrio crudele della economia di tante Nazioni potenti sul mercato delle armi
alle Nazioni povere, prive di aratri, di scuole e di ospedali;
Signore, noi abbiamo lasciato che rinascessero in noi le ideologie,
che rendono nemici gli uomini fra loro: il fanatismo rivoluzionario, l'odio di classe, l'orgoglio nazionalista,
l'esclusivismo razziale, le emulazioni tribali, gli egoismi commerciali, gli individualismi gaudenti e indifferenti verso i bisogni altrui;
Signore, noi ogni giorno ascoltiamo angosciati e impotenti le notizie di guerre ancora accese nel mondo;
Signore, è vero! Noi non camminiamo rettamente!
Signore, guarda tuttavia ai nostri sforzi, inadeguati, ma sinceri, per la pace nel mondo!
Vi sono istituzioni magnifiche e internazionali; vi sono propositi per il disarmo e la trattativa;
Signore, vi sono soprattutto tante tombe che stringono il cuore, famiglie spezzate dalle guerre, dai conflitti,
dalle repressioni capitali; donne che piangono, bambini che muoiono; profughi e prigionieri accasciati
sotto il peso della solitudine e della sofferenza; e vi sono tanti giovani che insorgono
perché la giustizia sia promossa e la concordia sia legge delle nuove generazioni;
Signore, Tu lo sai, vi sono anime buone che operano il bene in silenzio, coraggiosamente, disinteressatamente
e che pregano con cuore pentito e con cuore innocente; vi sono cristiani, e quanti, o Signore,
nel mondo che vogliono seguire il Tuo Vangelo e professano il sacrificio e l'amore;
Signore, Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a noi la pace.

Paolo VI

venerdì 13 settembre 2013

E...non ne posso più!


Eredità, maledetta eredità!
Ruderi, maledetti ruderi!
Vespai, maledetti vespai!

Quattro case, venti proprietari,
stanze di uno, stanze di un altro.

Tutti pretendono, nessuno fa.
Solo i più fessi sembrano prodigarsi
e per il bene di tutti.

Basta litigi, basta vendette!
Basta guerre tra famiglie.

E denunce e scaramucce
e contese e minacce.
Basta.

Non la voglio questa eredità!

C'è chi ha 1/6, chi ha 1/12
c'è chi ha 1/24, 1/81, 1/162.

Che casino!
Tutti pensano di guadagnarci,
tutti pensano che gli spetti qualcosa:
tutti devono, alla fine, solo pagare.

E pagare.
....e pagare. Non solo soldi.
Si paga anche con il proprio tempo,
con la propria pazienza,
con il proprio animo.

Ma di soldi ne vanno via tanti!

Basta guerre, basta perfidia!
Non ne posso più!

Finite questa bramosia,
voglio pace, Amen e così sia!

Sunwand

sabato 7 settembre 2013

Mai più la guerra!


Terza guerra mondiale?
Ancora orfani, sangue, distruzioni.
Ancora dolore, violenza, ancora follia.
Perché la guerra è follia, pazzia,
perché la guerra è sadismo,
è distruzione, è olocausto.
Da ὅλος καυστός,
ciò che viene completamente
arso, bruciato, consumato.

E noi?
Ce ne stiamo qua,
a parlare di cosa fare sta sera,
del vestito da mettersi,
di quale trucco, di quale scarpa;
dell'ultima ricetta, dell'ultima vacanza,
dell'ultima birichinata del proprio figlio,
di quell'attore, di quel film...
Già, questa è l'ultima serata della
Mostra del Cinema di Venezia...

E noi facebookiamo, tweetiamo,
googliamo, siamo persone informate,
leggiamo sul sito dell'Ansa, su Repubblica, su...

Poi? La vita è la stessa.

Intanto a persone inermi
viene distrutta la casa,
vengono distrutti i sogni,
viene distrutta la vita.

Ma tu sai chi è Assad?
Ma tu conosci le azioni dei ribelli?

Qual'è la cura per una guerra,
per una guerra dove
"i buoni e i cattivi"
sono da entrambe le parti?

Una guerra? Un'altra guerra?
Presso quale schieramento?

Perché la guerra è follia, pazzia,
perché la guerra è sadismo,
è distruzione, è olocausto.

La cura è la pace. C'è tanto bisogno di pace.

"Mai più la guerra!(...)
C'è un giudizio di Dio e anche un giudizio della storia
sulle nostre azioni a cui non si può sfuggire!
Non è mai l’uso della violenza che porta alla pace.
Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza!(...)
Ripeto a voce alta: non è la cultura dello scontro,
la cultura del conflitto quella che costruisce la
convivenza nei popoli e tra i popoli, ma questa:
la cultura dell’incontro, la cultura del dialogo;
questa è l’unica strada per la pace.(...)
L’umanità ha bisogno di vedere gesti di pace
e di sentire parole di speranza e di pace!"
               (Papa Francesco, Allocuzione all’Angelus,
               Piazza San Pietro, domenica 1 settembre 2013)

Che cos'è la pace?
È rompere! Eh, sì!
Rompere convenzioni e convinzioni,
come dice Tonino Lasconi.
Gesù "ha un'idea tutta sua della pace(...)
diversa da quella che normalmente
viene chiamata tale: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace.
Non come la dà il mondo, io la do a voi" (Gv 14,27).
Che pace è quella di Gesù?(...) LA PACE DI GESÙ è
costruire il mondo come Dio l'ha pensato:
giusto, bello, ospitale per tutti i suoi figli.
La sua pace è giustizia, rispetto reciproco,
attenzione ai più deboli e ai più poveri, perdono,
armonia fra le creature e fra esse e il creatore.
È la pace che nasce dalla lotta quotidiana contro l'egoismo,
non dal sonno del menefreghismo."
               Tonino Lasconi, "Gesù il grande rompi".

Pace non è indifferenza,
pace non è menefreghismo.

Sunwand

fonti:
Libretto veglia per la pace
Un uomo di pace ma...

giovedì 3 gennaio 2013

Educate the Heart



Tanto bianco e nero, transizioni fluide che simboleggiano come ogni cosa sia interconnessa in questa animazione realizzata dall’agenzia creativa Giant Ant per il Centro Dalai Lama al fine di promuovere pace e istruzione nel mondo.
“Educate the Heart” sono due emozionanti minuti di filmato con un voice-over che descrive l’impegno e la filosofia del centro nella ricerca continua di educare umanamente i più giovani promuovendo pace e istruzione.

Il testo del discorso:

When a child is born
we do everything we can
to protect them, nurture them, love them.
A child’s heart and mind are fragile.
As they grow we want to teach them everything that we know;
we send them to school to fill their minds with wonderful knowledge,
to give them the tools they need for life.
At school they get a taste of what things are like in the world outside;
there’s friendship, romance,
disappointment, embarrassment,
discrimination and bullying.
But are the tools we give them enough to prepare them for this world?
We have an enormous responsibility
and an amazing opportunity.
If we truly want to prepare them for the world outside,
we must also educate the heart,
because to navigate the world outside with compassion, acceptance and tolerance,
we need to teach them compassion, acceptance and tolerance.
This can begin in our schools and it can start today;
it can happen at hockey practice, dance class, at day camps and music lessons
and it’s already happening around the world with astonishing results.
If we want our children to grow into socially and emotionally capable young people
we must ask for a balanced education that puts importance on educating both the mind
and the heart.

fonte: www.designerblog.it
         film-english

domenica 29 luglio 2012

Ritornata...per Riandarmene


Esami finiti.
Anche le revisioni.
Alleluia!
L'edificio in Matlab è stato fatto, in Costruzioni con mia grande sorpresa sono andata bene, l'ultimo laboratorio di progettazione è archiviato e per l'esame di restauro sono riuscita a non fare nottate (questo è davvero un successone!).
Mi sento libera, sollevata, spensierata...anche se fino ad un certo punto dato che a settembre mi attendono altri esami...
Ho finito il quarto anno e i prossimi due anni saranno abbastanza diversi rispetto quelli trascorsi. È come se un'importante parte dei miei anni all'università fosse terminata...e, in effetti, così è!

Ogni tanto ho curiosato qua e là tra i blog che seguo, in qualche momento più libero ho scritto qualche post  per poi metterlo da parte ma, con una bella dose di rammarico, ho dovuto (quasi) abbandonare e tralasciare qualche commento sulle altrui pagine e sulla mia...

Sono ritornata!
...ma per andarmene...
Me ne vado nel senso che ora scappo verso LA vacanza!
Dopo la GMG dello scorso anno e dopo un anno impegnativo per me, sia dal punto di vista dello studio sia per quel che riguarda la mia famiglia, io e Luca abbiamo proprio bisogno di stare un po' insieme. Così giovedì partiamo per la montagna, diretti ad Auronzo di Cadore e, sinceramente, non vedo l'ora di starmene un po' al fresco, di recuperare il sonno perso, di espellere le scorie dello stress universitario con camminate ed escursioni! :)

Quindi, buone ferie a tutti!!!:)

Sunwand

mercoledì 21 marzo 2012

L'anello di Corzano

Chissà, forse avrete sentito parlare di Bagno di Romagna, paesino termale degli Appennini, tra la Romagna e la Toscana, forse avrete sentito parlare del suo Miracolo Eucaristico o forse niente di tutto ciò!

Tra Bagno di Romagna e San Piero in Bagno, che insieme formano un unico comune, si trova il santuario di Corzano, parecchie decine di metri più in alto.
Lo scorso anno, con amici, ho fatto questa suggestiva camminata in mezzo al bosco, partendo da San Piero e inerpicandomi su per Corzano, per poi salire ancora un po' fino a un quadrivio con la possibilità di scegliere per quale strada poter calare fino a Bagno e tornare, infine, a San Piero.


Salendo dalla stradina che fiancheggia la chiesa di San Piero ci si trova in un sentiero lastricato, i cui lavori di sistemazione sono ancora in corso ma stanno per finire. Il percorso si affaccia su campi ricchi di fiori e baciati quasi tutto il giorno dal Sole.


Proseguendo per il sentiero, voltandosi a guardare dietro, con l'occhio si abbraccia, dall'alto, l'intero paesino romagnolo.
In secondo piano l'E45, l'autostrada che collega Roma a Ravenna, taglia visivamente il paesaggio. L'infrastruttura, che si prepara a diventare autostrada, nel progetto originale, doveva proseguire da Ravenna fino a Venezia e, da qui, collegare la città veneta all'est Europa.
Si vedrà...le intenzioni sono buone ma servono anche i soldi!


Lungo il percorso sono presenti le 14 stazioni della via crucis in bronzo, opere di Carmelo Puzzolo,
"replica di quella realizzata dall' arti­sta per il Monte delle Apparizioni nel Santuario di Medjiugorje."
L'artista, classe 1934, è originario di San Piero e ha studiato a Firenze presso il Liceo Artistico e Accademia di Belle Arti.


E' l'associazione "Il Faro di Corzano" che sta recuperando l'antica mulattiera, il sentiero, cioè, che conduce a Corzano.


Dopo circa 1,2 km dalla partenza si arriva al santuario, quasi interamente realizzato in pietra, di forma asimmetrica.
"Il Santuario è sorto nella metà dell'Ottocento per venerare e conservare l'immagine della "Madonna col bambino", raffigurata in un affresco quattrocentesco all'interno di una chiesetta..."


Di fronte al Santuario si trova un parco aperto a varie possibilità ricreative e i ristoro oltreché di riposo, in una pace e in un silenzio rotto solamente dal cinguettio degli uccelli e dal fruscio delle foglie.



Santuario "...che si ergeva tra le rovine di un castello, appartenuto ai Conti Guidi di Bagno,"
rovine che
"ancor oggi giganteggiano sulla valle: meritano una visita gli imponenti tratti di mura e la cisterna della rocca...".
"Su questo colle (678 slm), natura, fede e storia s’intrecciano in modo suggestivo."






Arrivati al quadrivio, possiamo andare dritto, superando lateralmente una sbarra di ferro: la strada, infatti, permette il passaggio dei mezzi della forestale e di chi si occupa del mantenimento dell'area.
Si può, oppure, salire nel stretto sentiero a destra, che metri più avanti sì riunirà al primo. Questo secondo percorso, nonostante sia più angusto rispetto al primo, è molto più suggestivo e incantevole, quindi lo consiglio altamente!



Poco tempo dopo intrapreso questo sentiero in salita, inizia la discesa che conduce ad un antico e ormai perduto paesino, oggi rudere e mimetizzato tra la vegetazione. Questi edifici, alcuni davvero grandi, sono testimonianza di come un tempo i villaggi fossero autosufficienti, di come ogni servizio necessario fosse presente.
Ammetto che non conosco la storia di questo specifico posto ma so che in questa zona, specie in un crinale vicino, ci sono diversi villaggi e case abbandonate non tanto per la mancanza di un qualcosa ma perché la popolazione venne pagata per spostarsi dalla campagna alla "città", pagata per lasciare le proprie abitazioni e andare ad arricchire il numero di residenti dei paesi maggiori vicini.


Ci troviamo in un bosco e certo non possono mancare le bellezze naturali, piante di varie specie tra cui il pino nero, abete rosso, cipresso dell'Arizona, cespugli di rose selvatiche, ginepri e campi abitati da mucche al pascolo.




Scendendo, il sentiero si ricongiunge con il primo di cui ho detto sopra e si incontrano campi e orti di diverse aziende agricole. Siamo ormai alla fine del percorso, "L'anello di Corzano". Pochi metri dopo arriviamo a Bagno di Romagna dove la strada finisce a lato di una pizzeria e vicino al "Fosso della Cappella".


Dopo una visita a Bagno, è possibile prendere la pista ciclo-pedonale che fiancheggia la strada, caratterizzata dal colore rosso, che ci riporta a San Piero.

Buon tour!!


Sunwand

lunedì 5 marzo 2012

Né un soldo né un uomo


La mattina presto abbiamo l'abitudine, qui nell'ospedale di Emergency a Kabul, di dare una occhiata ai titoli dei quotidiani su Internet. Dalla prima riga dell'editoriale del Corriere del 2 febbraio vengo a sapere di essere un Signor Né- Né, neologismo coniato dal Signor Francesco Merlo nel commentare la dichiarazione di Armando Cossutta di non essere «né con Saddam né con la guerra».
Così, additato come Signor Né-Né, ho cercato di capire meglio chi sono e come la penso leggendo il resto dell'articolo. Dopo poche righe ho scoperto - e mi ha sorpreso - di essere una «scoria del pacifismo», una «serpe», anzi un «lupo», di più, una astuta «volpe». Mancavano il dobermann, il grizzly e lo squalo bianco, ma mi sono preoccupato lo stesso, specie dopo aver saputo, qualche riga più sotto, di essere uno che «solletica il "me ne frego" irresponsabile, il qualunquismo».

Perbacco, mi sono detto, o qualcosa di simile. Se ha ragione il Signor Merlo sono davvero in una brutta situazione. Così ho deciso di verificare se la penso davvero come il Signor Né-Né.
«Né con lo Stato né con le Br»: no, qui il signor Merlo si sbaglia. Da sempre odio il terrorismo, sono stato contro le Br e per lo Stato. Lo sarei ancora oggi, in un momento in cui mi sembra che lo Stato italiano e le sue istituzioni siano orientati in direzioni che non apprezzo.
Rincuorato dal non essere almeno quel tipo di Signor Né-Né, ho continuato la lettura.
«Né con la Resistenza né col fascismo»: anche qui - ma come è possibile? - il Signor Merlo si sbaglia. Io sono sempre stato antifascista e ho un grande rispetto, e anche una grande passione, per lo spirito della Resistenza che ha portato, tra l'altro, ad elaborare la Costituzione del mio Paese.

E sono talmente attaccato a quei valori e alla Costituzione, che mi ha indignato il vedere che vari governi italiani – di centrosinistra e di centrodestra - hanno in passato deciso di portare il mio Paese in guerra votando contro la nostra Costituzione, che sento anche mia.
«Né con Hitler né con gli ebrei»: come va giù pesante, Signor Merlo. Io sono nato dopo la Seconda guerra mondiale, non ho ricordi diretti ma ho ascoltato storie, letto libri, visitato luoghi. Mi è capitato di piangere sui luoghi dell'Olocausto - tra le tragedie più grandi nella storia dell'uomo - come mi è successo anni dopo visitando Ground Zero, e in altri luoghi a Lei sconosciuti. Non sono mai stato dalla parte di Hitler - in questo concordo - ma sto, per motivi che le sarebbero incomprensibili, dalla parte delle vittime. Dalla parte degli ebrei e di tutti gli altri massacrati con loro dalla follia nazista. Per le stesse ragioni sto dalla parte delle vittime del terrorismo. E della guerra, Signor Merlo, che è la più diffusa forma moderna di terrorismo.
E' scandalizzato, Signor Merlo, da questa affermazione? Provi lei a trovare parola più adatta che «terrorismo» per descrivere una «attività umana» - quale è la guerra - che uccide e mutila e ferisce e
annichilisce esseri umani, il novanta per cento dei quali civili innocenti.
Guerra a Saddam, l'anno scorso c'erano i Talebani e Osama, qualche altro «mostro» è già in fabbricazione. Avanti, alle armi, bombardiamo tutti, per i prossimi cinquant'anni. Ogni volta, alla fine di una delle guerre contro i «mostri»... il mostro è ancora lì. Mentre almeno il novanta per cento delle vittime delle guerre sono civili. Povera gente, che si vede innaffiata di bombe perché il suo Presidente, di solito, è un dittatore in disgrazia che ha litigato con gli alleati di prima.

«Effetti collaterali» vengono chiamate, non so se anche lei abbia usato quel termine. Spero di no. Perché sono certo, Signor Merlo, che lei si indignerebbe, e soffrirebbe anche molto, nel sentire liquidare la morte di suoi familiari sotto un bombardamento come «effetto collaterale».

Novanta per cento di vittime civili: è un dato statistico, Signor Merlo, come lei ben sa. Di tutte le guerre nell'ultimo mezzo secolo.

Ero quasi sicuro, a questo punto, di non avere alcuna delle caratteristiche del Signor Né-Né, e invece mi è arrivata la mazzata: «Né un soldo né un uomo». Ebbene, lo ammetto pubblicamente, su questo punto sono un Signor Né-Né. Credo infatti che l'Italia non dovrebbe fornire né un soldo né un uomo a nessuna guerra. Anzi credo che il Parlamento italiano dovrebbe condannare la guerra - non dovrebbe essere difficile, la Costituzione la «ripudia» - e starne rigorosamente fuori.
Mi piacerebbe, glielo confesso Signor Merlo, che qualche membro del Parlamento presentasse una mozione proprio come l'ha suggerita lei: «né un soldo né un uomo» per la guerra. Ci aggiungerei solo «e neppure una base aerea né un permesso di sorvolo». Vorrei l'Italia fuori dalla guerra, vorrei vedere etica e umanità, e senso di giustizia, nella classe politica italiana. Vorrei l'Italia fuori dalla barbarie.

Forse vale la pena di parlare della barbarie, Signor Merlo.
Nel 1996 Madeleine Albright, allora Ambasciatore Usa all'Onu prima di diventare Segretario di Stato, fu intervistata dalla televisione americana Cbs sull'embargo all'Iraq. «Abbiamo sentito che mezzo milione di bambini sono morti in conseguenza all'embargo. Ne valeva la pena, era necessario?» chiede l'intervistatore.

Risponde la Albright: «Penso che questa sia una scelta molto dura, ma la posta in gioco... we think the price is worth it ». Pensiamo che per quella posta ne sia valsa la pena.
La barbarie, appunto. Vede, Signor Merlo, io credo che un cervello umano normale, di fronte alla domanda «valeva la pena di ammazzare mezzo milione di bambini?» non possa rispondere «Sì».
Se invece qualcuno lo fa, come ha fatto la Signora Albright, se risponde «Sì, ne è valsa la pena», io le assicuro, Signor Merlo, di non aver più bisogno di inventarmi mostri esotici con i quali guerreggiare: il mostro è già lì davanti ai miei occhi.
E' stato talmente disumano quel progetto di distruzione dell'infanzia irachena che due responsabili dell'Onu si sono dimessi «per non essere complici di un genocidio». Cinquecentomila bambini sono stati uccisi in Iraq tra il 1991 e il 1998 a causa dell'embargo, come confermano rapporti dell'Onu, documenti accessibili a tutti.

A proposito, di questo ha mai scritto nei suoi editoriali, Signor Merlo?
O crede anche lei che ne sia valsa la pena? In ogni caso, avendo confessato di essere un Né-Né, almeno su una questione, mi è venuta anche qualche curiosità. Perché vede, Signor Merlo, i suoi Né-Né sembrano un pugno di fanatici furbastri, che hanno optato per «il modo peggiore, il più ipocrita di stare con Saddam».
Anzitutto mi piacerebbe sapere quanti italiani sono dei Né-Né. Quanti di noi sono contrari alla guerra all'Iraq, a quanti di noi fa schifo la prospettiva di un nuovo massacro per il petrolio, senza perciò essere sostenitori di Saddam Hussein? Perché non ce lo dice, Signor Merlo? Lei ha accesso alle fonti, lei è l'informazione. A me, che sono semplicemente un chirurgo, risulta che ben oltre i due terzi degli italiani sono contrari alla guerra. A lei? Questo almeno potrebbe farcelo sapere, ci sarebbe utile, sapere quanti siamo.

Invece no. Lei preferisce il dileggio, l'insulto; e la retorica: «E' vero infatti che noi occidentali sappiamo che il pacifismo assoluto è un'utopia infantile, perché la storia delle relazioni internazionali è fatta di guerre, e le paci vanno difese con le armi perché rappresentano la guerra in riposo». Ma lei, Signor Merlo, è sicuro di poter spendere concetti di questo calibro a nome di «noi occidentali»? «Liberiamoci, dunque, del signor Né-Né. Per una volta, smascheriamolo "prima"». Ecco: smascheriamolo, andiamo a vedere il pericoloso filoterrorista nemico della sicurezza mondiale che si cela sotto le sembianze di Rosy Bindi.

Il che, nel codice di un certo giornalismo, significa di solito via libera all'insulto, alla menzogna, alla calunnia preventiva: smascheriamolo «prima».
Mi spiace, Signor Merlo, è troppo tardi.
Già dal 15 febbraio, lei si accorgerà - ma in fondo lei lo sa già, è che non le va di scriverlo, o a qualcuno non va che lei lo scriva – di quanti Né-Né ci sono in Italia e in Europa.
Sa, Signor Merlo, ho l'impressione che il partito della guerra del petrolio - quello di Bush junior della Harken e di Bush papà del Carlyle Group (dove stanno anche un po' di parenti stretti di Osama), quello di Dick Cheney della Halliburton, di Condoleezza della Chevron, di Rumsfeld della Occidental, il vertice della «grande democrazia americana» tanto per capirci - non passi un gran momento. Forse nemmeno gli amici «dell'amico George» sono messi molto meglio. Vorrebbero portare l'Italia in guerra, un'altra volta, e la gente non ne vuol sapere. Imbavagliano l'informazione in modo da renderla indistinguibile dalla propaganda – ne sa qualcosa, Signor Merlo? - oppure la gente non li ascolta. Rendono i telegiornali molto simili alina presto abbiamo l'abitudinepure le persone continuano a pensare, a riflettere, a porsi domande.
Arrivano al punto di predire la distruzione di Firenze in diretta tv, e un milione di persone sfila pacificamente e solidarizza coi cittadini, tutti insieme contro la guerra.
Che cosa sta succedendo, Signor Merlo, i Né-Né sono sfuggiti di mano, hanno opinioni diverse da quelle degli «opinionisti»? A un attento editorialista come Lei suggerirei di stare a vedere cosa succederà in Italia, Signor Merlo, se il Governo proporrà di entrare in guerra violando la Costituzione e se il Parlamento lo deciderà, votando contro l'opinione dell'ottanta per cento dei cittadini italiani. Ho come la sensazione che non filerà via liscia, che i cittadini si siano stancati di fare da telespettatori, che i padroni delle testate debbano rassegnarsi a non essere anche padroni delle teste...

Gino Strada, chirurgo di guerra, fondatore di Emergency

Corriere della Sera, 2003

mercoledì 1 febbraio 2012

Non importa chi tu sia....rispondi che è la PACE


Non importa chi tu sia
uomo o donna
vecchio o fanciullo,
operaio o contadino,
soldato o studente o commerciante;

non importa quale sia
il tuo credo politico
o quello religioso;

se ti chiedono qual è la cosa
più importante per l’umanità
rispondi
prima
dopo
sempre:
LA PACE!

Sì,
tu!
Sì, io, voi, lui,
tutti noi, qualunque persona onesta,
deve voler la pace;
tutti amano la pace,
quanto la propria vita.
Quindi, per decidere
se la pace sia o no
una cosa buona a toccarsi,
dobbiamo raccoglierci insieme

e investigare
e fare votazioni popolari
e discutere l’un l’altro
arrossandoci in volto:
tutti saranno d’accordo,
perché i popoli d’ogni lingua
non vogliono che pace!

Li Tien Min - da Poesie e canti di pace per la Cina, Guanda, Milano

martedì 27 dicembre 2011

Vieni sempre, Signore


Vieni di notte,
ma nel nostro cuore è sempre notte:
e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni in silenzio,
noi non sappiamo più cosa dirci:
e dunque vieni sempre, Signore…

Vieni, Figlio della pace,
noi ignoriamo cosa sia la pace:
e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni a liberarci,
noi siamo sempre più schiavi:
E dunque vieni sempre, Signore…

Vieni a cercarci,
noi siamo sempre più perduti,:
e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni, tu che ci ami:
nessuno è in comunione col fratello
se prima non è con te, o Signore.

Noi siamo tutti lontani, smarriti,
né sappiamo chi siamo, cosa vogliamo.
Vieni, Signore. Vieni sempre, Signore.

Padre David Maria Turoldo

domenica 23 ottobre 2011

84° Giornata Missionaria Mondiale



"Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi"
Vangelo di Giovanni 20,21

La missione fa parte della natura della Chiesa ed è compito di ogni cristiano. Il Vangelo è un dono così prezioso che non possiamo tenere egoisticamente per noi. E mentre comunichi agli altri la tua fede, si accresce nel tuo cuore:
"la fede si rafforza donandola"
Redemptoris Missio, n. 2

Destinatari della missione sono tutti, il mondo intero: quelli che non conoscono Cristo e quelli che hanno rifiutato Cristo vivendo in una società scristianizzata, cristiani solo di nome e popoli che professano altre religioni. Perché Cristo è venuto per salvare tutti.
Perché Cristo non è semplicemente "una" via, ma "la" Via;
non è semplicemente "una" verità, ma "la" Verità.
La missione verso gli uomini di altre religioni comincia con l'ascolto, la comprensione, il rispetto, il dialogo.

"Il dialogo inter-religioso fa parte della missione evangelizzatrice della Chiesa"
Redemptoris Missio, n. 55

Con il dialogo "la Chiesa intende scoprire i "germi del Verbo", i raggi della verità che illumina tutti gli uomini"
Redemptoris Missio, n. 56

E a partire da questi bagliori bisogna presentare Cristo, che ne è la fonte perché è "la Luce del mondo". 

Infine, l'evangelizzazione non va mai disgiunta dalla promozione umana e dalla testimonianza di vita cristiana:
non basta essere credenti, bisogna essere credibili.

fonte:
Mons. Giuseppe Greco

giovedì 15 settembre 2011

Se tu credi che la pace verrà



Se tu credi che un sorriso è più forte di una lacrima,
se tu credi che alla potenza di una mano offerta,
se tu credi che quello che unisce gli uomini
è più forte di quello che divide,
se tu credi che l'essere diversi
costituisce una ricchezza e non un pericolo,
se tu preferisci la speranza al sospetto,
se credi che devi fare il primo passo anziché gli altri,
allora la pace verrà.
Se lo sguardo di un bambino riesce ancora
a disarmare il tuo cuore,
se l'ingiustizia fatta agli altri ti suscita ribellione
come se l'avessi subita tu stesso,
se per te l'estraneo è un fratello che ti viene presentato,
se sai donare gratuitamente un po' del tuo tempo per amore,
se sai accettare che un altro ti renda un servizio,
se dividi il tuo pane e sai aggiungere un po' del tuo cuore,
se credi che il perdono va più lontano della vendetta,
allora la pace verrà
Se puoi ascoltare gli infelici che ti fanno perdere tempo
e conservare il sorriso,
se sai accettare la critica ed approfittarne
senza respingerla e difenderti,
se sai accogliere un consiglio diverso dal tuo e adottarlo,
se ti rifiuti di versare sul petto altrui la tua colpa,
se per te la collera è una debolezza e non una prova di forza,
se tu preferisci essere abbandonato
anziché fare torto a qualcuno,
se tu rifiuti che dopo di te venga il diluvio,
se ti schieri dalla parte del povero e dell'oppresso
senza pretendere di essere un eroe,
se tu credi che l'amore è la sola forza della discussione,
se tu credi che la pace sia possibile,
allora la pace verrà.

Paul Gilbert
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