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giovedì 18 settembre 2014

Lettera di Abramo Lincoln all’insegnante di suo figlio


Caro professore, insegni al mio ragazzo che non tutti gli uomini sono giusti, non tutti dicono la verità; ma la prego di dirgli pure che per ogni malvagio c'è un eroe, per ogni egoista c'è un leader generoso. Gli insegni, per favore, che per ogni nemico ci sarà anche un amico e gli faccia capire che vale molto più una moneta guadagnata con il lavoro che una moneta trovata. Gli insegni a perdere, ma anche a saper godere della vittoria, lo allontani dall'invidia e gli faccia riconoscere l'allegria profonda di un sorriso silenzioso.
Lo lasci meravigliare del contenuto dei suoi libri, ma gli conceda anche il tempo per distrarsi con gli uccelli nel cielo, i fiori nei campi, le colline e le valli. Nel gioco con gli amici, gli spieghi che è meglio una sconfitta onorevole di una vergognosa vittoria, gli insegni a credere in se stesso, anche se si ritrova solo contro tutti. Gli insegni ad essere gentile con i gentili e duro con i duri e gli faccia imparare a non accettare le cose solamente perché le hanno accettate anche gli altri. Gli insegni ad ascoltare tutti ma, nel momento della verità, a decidere da solo. Gli insegni a ridere quando è triste e gli spieghi che qualche volta anche i veri uomini piangono. Gli insegni ad ignorare le folle che chiedono sangue e lo esorti a combattere anche da solo contro tutti, quando è convinto di aver ragione. Lo tratti bene, ma non da bambino, perché solo con il fuoco si tempera l'acciaio.
Gli faccia conoscere il coraggio di essere impaziente e la pazienza di essere coraggioso. Gli trasmetta una fede sublime nel Creatore e gli insegni ad avere fiducia anche in se stesso, perché solo così può avere fiducia negli uomini. So che le chiedo molto, ma veda cosa può fare, caro maestro.

giovedì 3 gennaio 2013

Educate the Heart



Tanto bianco e nero, transizioni fluide che simboleggiano come ogni cosa sia interconnessa in questa animazione realizzata dall’agenzia creativa Giant Ant per il Centro Dalai Lama al fine di promuovere pace e istruzione nel mondo.
“Educate the Heart” sono due emozionanti minuti di filmato con un voice-over che descrive l’impegno e la filosofia del centro nella ricerca continua di educare umanamente i più giovani promuovendo pace e istruzione.

Il testo del discorso:

When a child is born
we do everything we can
to protect them, nurture them, love them.
A child’s heart and mind are fragile.
As they grow we want to teach them everything that we know;
we send them to school to fill their minds with wonderful knowledge,
to give them the tools they need for life.
At school they get a taste of what things are like in the world outside;
there’s friendship, romance,
disappointment, embarrassment,
discrimination and bullying.
But are the tools we give them enough to prepare them for this world?
We have an enormous responsibility
and an amazing opportunity.
If we truly want to prepare them for the world outside,
we must also educate the heart,
because to navigate the world outside with compassion, acceptance and tolerance,
we need to teach them compassion, acceptance and tolerance.
This can begin in our schools and it can start today;
it can happen at hockey practice, dance class, at day camps and music lessons
and it’s already happening around the world with astonishing results.
If we want our children to grow into socially and emotionally capable young people
we must ask for a balanced education that puts importance on educating both the mind
and the heart.

fonte: www.designerblog.it
         film-english

mercoledì 14 novembre 2012

Lettera sulla preghiera




Mi chiedi: perché pregare? Ti rispondo: per vivere.

Sì: per vivere veramente, bisogna pregare. Perché? Perché vivere è amare: una vita senza amore non è vita. È solitudine vuota, è prigione e tristezza. Vive veramente solo chi  ama: e ama solo chi si sente amato, raggiunto e trasformato dall'amore. Come la pianta che non fa sbocciare il suo frutto se non è raggiunta dai raggi del sole, così il cuore umano non si schiude alla vita vera e piena se non è toccato dall'amore. Ora, l’amore nasce dall'incontro e vive dell’incontro con l’amore di Dio, il più grande e vero di tutti gli amori possibili, anzi l’amore al di là di ogni nostra definizione e di ogni nostra possibilità. Pregando, ci si lascia amare da Dio e si nasce all’amore, sempre di nuovo. Perciò, chi prega vive, nel tempo e per l’eternità. E chi non prega? Chi non prega è a rischio di morire dentro, perché gli mancherà prima o poi l’aria per respirare, il calore per vivere, la luce per vedere, il nutrimento per crescere e la gioia per dare un senso alla vita.

Mi dici: ma io non so pregare!
Mi chiedi: come pregare? Ti rispondo: comincia a dare un po’ del tuo tempo a Dio.

All'inizio, l’importante non sarà che questo tempo sia tanto, ma che Tu glielo dia fedelmente. Fissa tu stesso un tempo da dare ogni giorno al Signore, e daglielo fedelmente, ogni giorno, quando senti di farlo e quando non lo senti. Cerca un luogo tranquillo, dove se possibile ci sia qualche segno che richiami la presenza di Dio (una croce, un’icona, la Bibbia, il Tabernacolo con la Presenza eucaristica…). Raccogliti in silenzio: invoca lo Spirito Santo, perché sia Lui a gridare in te "Abbà, Padre!". Porta a Dio il tuo cuore, anche se è in tumulto: non aver paura di dirGli tutto, non solo le tue difficoltà e il tuo dolore, il tuo peccato e la tua incredulità, ma anche la tua ribellione e la tua protesta, se le senti dentro. Tutto questo, mettilo nelle mani di Dio: ricorda che Dio è Padre – Madre nell'amore, che tutto accoglie, tutto perdona, tutto illumina, tutto salva. Ascolta il Suo Silenzio: non pretendere di avere subito le risposte. Persevera. Come il profeta Elia, cammina nel deserto verso il monte di Dio: e quando ti sarai avvicinato a Lui, non cercarlo nel vento, nel terremoto o nel fuoco, in segni di forza o di grandezza, ma nella voce del silenzio sottile (cf. 1 Re 19,12). Non pretendere di afferrare Dio, ma lascia che Lui passi nella tua vita e nel tuo cuore, ti tocchi l’anima, e si faccia contemplare da te anche solo di spalle.

Ascolta la voce del Suo Silenzio. Ascolta la Sua Parola di vita: apri la Bibbia, meditala con amore, lascia che la parola di Gesù parli al cuore del tuo cuore; leggi i Salmi, dove troverai espresso tutto ciò che vorresti dire a Dio; ascolta gli apostoli e i profeti; innamorati delle storie dei Patriarchi e del popolo eletto e della chiesa nascente, dove incontrerai l’esperienza della vita vissuta nell'orizzonte dell’alleanza con Dio. E quando avrai ascoltato la Parola di Dio, cammina ancora a lungo nei sentieri del silenzio, lasciando che sia lo Spirito a unirti a Cristo, Parola eterna del Padre. Lascia che sia Dio Padre a plasmarti con tutte e due le Sue mani, il Verbo e lo Spirito Santo.

All’inizio, potrà sembrarti che il tempo per tutto questo sia troppo lungo, che non passi mai: persevera con umiltà, dando a Dio tutto il tempo che riesci a darGli, mai meno, però, di quanto hai stabilito di poterGli dare ogni giorno. Vedrai che di appuntamento in appuntamento la tua fedeltà sarà premiata, e ti accorgerai che piano piano il gusto della preghiera crescerà in te, e quello che all'inizio ti sembrava irraggiungibile, diventerà sempre più facile e bello. Capirai allora che ciò che conta non è avere risposte, ma mettersi a disposizione di Dio: e vedrai che quanto porterai nella preghiera sarà poco a poco trasfigurato.

Sappi, tuttavia, che non mancheranno in tutto questo le difficoltà: a volte, non riuscirai a far tacere il chiasso che è intorno a te e in te; a volte sentirai la fatica o perfino il  disgusto di metterti a pregare; a volte, la tua sensibilità scalpiterà, e qualunque atto ti sembrerà preferibile allo stare in preghiera davanti a Dio, a tempo "perso". Sentirai, infine, le tentazioni del Maligno, che cercherà in tutti i modi di separarti  dal Signore, allontanandoti dalla preghiera. Non temere: le stesse prove che tu vivi le hanno vissute i santi prima di te, e spesso molto più pesanti delle tue. Tu continua solo ad avere fede. Persevera, resisti e ricorda che l’unica cosa che possiamo veramente dare a Dio è la prova della nostra fedeltà. Con la perseveranza salverai la tua preghiera, e la tua vita.

Verrà l’ora della "notte oscura", in cui tutto ti sembrerà arido e perfino assurdo nelle cose di Dio: non temere. È quella l’ora in cui a lottare con te è Dio stesso: rimuovi da te ogni peccato, con la confessione umile e sincera delle tue colpe e il perdono sacramentale; dona a Dio ancor più del tuo tempo; e lascia che la notte dei sensi e dello spirito diventi per te l’ora della partecipazione alla passione del Signore. A quel punto, sarà  Gesù stesso a portare la tua croce e a condurti con sé verso la gioia di Pasqua. Non ti stupirai, allora, di considerare perfino amabile quella notte, perché la vedrai trasformata per te in notte d’amore, inondata dalla gioia della presenza dell’Amato, ripiena del profumo di Cristo, luminosa della luce di Pasqua.

Non avere paura, dunque, delle prove e delle difficoltà nella preghiera: ricorda solo che Dio è fedele e non ti darà mai una prova senza darti la via d’uscita e non ti esporrà mai a una tentazione senza darti la forza per sopportarla e vincerla. Lasciati amare da Dio: come una goccia d’acqua che evapora sotto i raggi del sole e sale in alto e ritorna alla terra come pioggia feconda o rugiada consolatrice, così lascia che tutto il tuo essere sia lavorato da Dio, plasmato dall'amore dei Tre, assorbito in Loro e restituito alla storia come dono fecondo. Lascia che la preghiera faccia crescere in te la libertà da ogni paura, il coraggio e l’audacia dell’amore, la fedeltà alle persone che Dio ti ha affidato e alle situazioni in cui ti ha messo, senza cercare evasioni o consolazioni a buon mercato. Impara, pregando, a vivere la pazienza di attendere i tempi di Dio, che non sono i nostri tempi, ed a seguire le vie di Dio, che tanto spesso non sono le nostre vie.

Un dono particolare che la fedeltà nella preghiera ti darà è l’amore agli altri e il senso della chiesa: più preghi, più sentirai misericordia per tutti, più vorrai aiutare chi soffre, più avrai fame e sete di giustizia per tutti, specie per i più poveri e deboli, più accetterai di farti carico del peccato altrui per completare in te ciò che manca alla passione di Cristo a vantaggio del Suo corpo, la chiesa. Pregando, sentirai come è bello essere nella barca di Pietro, solidale con tutti, docile alla guida dei pastori, sostenuto dalla preghiera di tutti, pronto a servire gli altri con gratuità, senza nulla chiedere in cambio. Pregando sentirai crescere in te la passione per l’unità del corpo di Cristo e di tutta la famiglia umana. La preghiera è la scuola dell’amore, perché è in essa che puoi riconoscerti infinitamente amato e nascere sempre di nuovo alla generosità che prende l’iniziativa del perdono e del dono senza calcolo, al di là di ogni misura di stanchezza.

Pregando, s’impara a pregare, e si gustano i frutti dello Spirito che fanno vera e bella la vita:

"amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé" (Gal 5,22).

Pregando, si diventa amore, e la vita acquista il senso e la bellezza per cui è stata voluta da Dio.

Pregando, si avverte sempre più l’urgenza di portare il Vangelo a tutti, fino agli estremi confini della terra.

Pregando, si scoprono gli infiniti doni dell’Amato e si impara sempre di più a rendere grazie a Lui in ogni cosa.

Pregando, si vive. Pregando, si ama. Pregando, si loda.

E la lode è la gioia e la pace più grande del nostro cuore inquieto, nel tempo e per l’eternità.

Se dovessi, allora, augurarti il dono più bello, se volessi chiederlo per te a Dio, non esiterei a domandarGli il dono della preghiera. Glielo chiedo: e tu non esitare a chiederlo a Dio per me. E per te. La pace del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con te. E tu in loro: perché pregando entrerai nel cuore di Dio, nascosto con Cristo in Lui, avvolto dal Loro amore eterno, fedele e sempre nuovo. Ormai lo sai: chi prega con Gesù e in Lui, chi prega Gesù o il Padre di Gesù o invoca il Suo Spirito, non prega un Dio generico e lontano, ma prega in Dio, nello Spirito, per il Figlio il Padre. E dal Padre, per mezzo di Gesù, nel soffio divino dello Spirito, riceverà ogni dono perfetto, a lui adatto e per lui da sempre preparato e desiderato. Il dono che ci aspetta. Che ti aspetta.

Mons. Bruno Forte - Vescovo di Chieti - Messaggio per la Quaresima 2007

mercoledì 21 marzo 2012

L'anello di Corzano

Chissà, forse avrete sentito parlare di Bagno di Romagna, paesino termale degli Appennini, tra la Romagna e la Toscana, forse avrete sentito parlare del suo Miracolo Eucaristico o forse niente di tutto ciò!

Tra Bagno di Romagna e San Piero in Bagno, che insieme formano un unico comune, si trova il santuario di Corzano, parecchie decine di metri più in alto.
Lo scorso anno, con amici, ho fatto questa suggestiva camminata in mezzo al bosco, partendo da San Piero e inerpicandomi su per Corzano, per poi salire ancora un po' fino a un quadrivio con la possibilità di scegliere per quale strada poter calare fino a Bagno e tornare, infine, a San Piero.


Salendo dalla stradina che fiancheggia la chiesa di San Piero ci si trova in un sentiero lastricato, i cui lavori di sistemazione sono ancora in corso ma stanno per finire. Il percorso si affaccia su campi ricchi di fiori e baciati quasi tutto il giorno dal Sole.


Proseguendo per il sentiero, voltandosi a guardare dietro, con l'occhio si abbraccia, dall'alto, l'intero paesino romagnolo.
In secondo piano l'E45, l'autostrada che collega Roma a Ravenna, taglia visivamente il paesaggio. L'infrastruttura, che si prepara a diventare autostrada, nel progetto originale, doveva proseguire da Ravenna fino a Venezia e, da qui, collegare la città veneta all'est Europa.
Si vedrà...le intenzioni sono buone ma servono anche i soldi!


Lungo il percorso sono presenti le 14 stazioni della via crucis in bronzo, opere di Carmelo Puzzolo,
"replica di quella realizzata dall' arti­sta per il Monte delle Apparizioni nel Santuario di Medjiugorje."
L'artista, classe 1934, è originario di San Piero e ha studiato a Firenze presso il Liceo Artistico e Accademia di Belle Arti.


E' l'associazione "Il Faro di Corzano" che sta recuperando l'antica mulattiera, il sentiero, cioè, che conduce a Corzano.


Dopo circa 1,2 km dalla partenza si arriva al santuario, quasi interamente realizzato in pietra, di forma asimmetrica.
"Il Santuario è sorto nella metà dell'Ottocento per venerare e conservare l'immagine della "Madonna col bambino", raffigurata in un affresco quattrocentesco all'interno di una chiesetta..."


Di fronte al Santuario si trova un parco aperto a varie possibilità ricreative e i ristoro oltreché di riposo, in una pace e in un silenzio rotto solamente dal cinguettio degli uccelli e dal fruscio delle foglie.



Santuario "...che si ergeva tra le rovine di un castello, appartenuto ai Conti Guidi di Bagno,"
rovine che
"ancor oggi giganteggiano sulla valle: meritano una visita gli imponenti tratti di mura e la cisterna della rocca...".
"Su questo colle (678 slm), natura, fede e storia s’intrecciano in modo suggestivo."






Arrivati al quadrivio, possiamo andare dritto, superando lateralmente una sbarra di ferro: la strada, infatti, permette il passaggio dei mezzi della forestale e di chi si occupa del mantenimento dell'area.
Si può, oppure, salire nel stretto sentiero a destra, che metri più avanti sì riunirà al primo. Questo secondo percorso, nonostante sia più angusto rispetto al primo, è molto più suggestivo e incantevole, quindi lo consiglio altamente!



Poco tempo dopo intrapreso questo sentiero in salita, inizia la discesa che conduce ad un antico e ormai perduto paesino, oggi rudere e mimetizzato tra la vegetazione. Questi edifici, alcuni davvero grandi, sono testimonianza di come un tempo i villaggi fossero autosufficienti, di come ogni servizio necessario fosse presente.
Ammetto che non conosco la storia di questo specifico posto ma so che in questa zona, specie in un crinale vicino, ci sono diversi villaggi e case abbandonate non tanto per la mancanza di un qualcosa ma perché la popolazione venne pagata per spostarsi dalla campagna alla "città", pagata per lasciare le proprie abitazioni e andare ad arricchire il numero di residenti dei paesi maggiori vicini.


Ci troviamo in un bosco e certo non possono mancare le bellezze naturali, piante di varie specie tra cui il pino nero, abete rosso, cipresso dell'Arizona, cespugli di rose selvatiche, ginepri e campi abitati da mucche al pascolo.




Scendendo, il sentiero si ricongiunge con il primo di cui ho detto sopra e si incontrano campi e orti di diverse aziende agricole. Siamo ormai alla fine del percorso, "L'anello di Corzano". Pochi metri dopo arriviamo a Bagno di Romagna dove la strada finisce a lato di una pizzeria e vicino al "Fosso della Cappella".


Dopo una visita a Bagno, è possibile prendere la pista ciclo-pedonale che fiancheggia la strada, caratterizzata dal colore rosso, che ci riporta a San Piero.

Buon tour!!


Sunwand

giovedì 26 gennaio 2012

Profezie che si autoavverano


Qualche anno fa, d'estate, un'insegnante sedeva sulla spiaggia e si riposava dopo aver fatto una lunga passeggiata lungo un sentiero costiero della Cornovaglia. Mangiava un panino e guardava quel che accadeva sulla spiaggia. Due bambini, di circa sei anni, giocavano; si erano divertiti a correre per un pò e ora, stanchi, si erano seduti e parlavano tra loro.
Forse si erano appena conosciuti, come accade facilmente tra i bambini in vacanza; in ogni caso sembravano avere un mucchio di cose da dirsi. Uno dei due disse all'altro: "Cosa vuoi fare da grande? io sarò neurochirurgo".
"Accidenti. Non lo so, non ci ho mai pensato. Non sono molto intelligente, sai".
Il vento della Cornovaglia portò via il resto della loro conversazione e l'insegnante rimase a chiedersi chi avesse indotto il secondo bambino a costruire una visione di sé tanto limitata. Probabilmente proprio un insegnante! O un genitore. Se quel bambino non avesse cambiato subito quella convinzione e se qualcuno non l'avesse aiutato a cambiarla, quell'idea, quella credenza, avrebbe influenzato tutta la sua vita, limitandolo e impedendogli di sviluppare le sue potenzialità.
Le convinzioni non sono la realtà, (le credenze sono realtà di secondo ordine e non di primo ordine); sono costrutti attorno ai quali organizziamo i nostri comportamenti. Tutti ci comportiamo come se fossero veri e, per questo motivo, le nostre convinzioni diventano realtà, perchè, positive o negative che siano, sono profezie che si autoavverano.

Tratto da:
Nick Owen - Le parole portano lontano

giovedì 24 novembre 2011

Imparare qualcosa



Il rimedio migliore per quando si è tristi - replicò Merlino, cominciando ad aspirare e mandar fuori boccate di fumo, - è imparare qualcosa.
E' l'unico che sia sempre efficace. Invecchi e ti tremolano mani e gambe, non dormi alla notte per ascoltare il subbuglio che hai nelle vene, hai nostalgia del tuo unico amore, vedi il mondo che ti circonda devastato da pazzi malvagi, oppure sai che nelle chiaviche mentali di gente ignobile il tuo onore viene calpestato. In tutti questi casi vi è una sola cosa da fare: imparare. Imparare perché la gente parla tanto e che cosa la fa parlare. E' l'unica cosa che la mente non riesca mai ad esaurire, mai ad alienare, mai ad esserne torturata, mai a temere o a diffidare, mai a sognarsi di esserne pentita. Imparare è il rimedio per te.

Terence Hanbury White, The Once and Future King, C.P.

sabato 19 novembre 2011

Educare alla legalità


Prima di parlare di giustizia e legalità bisogna parlare di libertà. Il primo compito che ci affida la vita è liberare chi libero non è. Chi è senza lavoro, o perde il lavoro, non è una persona libera. Il cristiano, nel rispetto di tutti, deve battersi per difendere la libertà e la dignità di ciascuno. Perché la speranza o è di tutti o non è speranza.
(...)
In un mondo di ingiustizie sempre più intollerabili, la speranza rischia di diventare un bene alla portata di pochi. Vogliamo dire no a questa “falsa” speranza, esclusiva, fondata sulla disperazione degli esclusi.
(...)
Non bisogna confondere la legalità con la giustizia – ha proseguito don Ciotti – pensando che siano sinonimi. Legalità è la saldatura tra la giustizia e la responsabilità individuale. Oggi l’Italia vive in un coma etico, ma sarebbe sbagliato puntare tutto sulle regole. Il fine ultimo resta quello della giustizia, realizzazione effettiva dell’uguaglianza. Le leggi sono solo un mezzo per realizzarla.
(...)
Nessun cambiamento sarà mai possibile se non partiamo da noi stessi. Il passo successivo è quello di educare alla responsabilità. In una società, quella di oggi, che comunica molto ma si relaziona poco, l’unità di misura dev’ essere quella dell’ascolto e della reciprocità. Ognuno deve sentire il compito di educare, per combattere i peccati di superficialità, i tanti saperi di seconda mano che oggi imperversano.
(...)
Prima di essere economica la crisi è di moralità e di diritti.
(...)
Alla cattiva politica non si risponde con la fuga dalla responsabilità ma con un' ulteriore presa di responsabilità.

Don Luigi Ciotti - 7 novembre 2011 - primo appuntamento "Educare alla legalità" - 7°settimana sociale diocesana


Don Ciotti ricorda:

“Alla fine della vita nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati CREDENTI, ma quanto siamo stati CREDIBILI”.

Rosario Livatino, magistrato ucciso dalla mafia nel 1990


“Speranza è avere il coraggio di vedere come le cose possono andare”

Sant'Agostino

Altro:
Per questi temi: Don Luigi Ciotti - “La speranza non è in vendita” (edizioni Giunti)

“Don Luigi Ciotti è maestro e testimone. Per questo lo si ascolta con attenzione. Perché, come disse Paolo VI, l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni”.

Douglas Regattieri - vescovo di Cesena-Sarsina

venerdì 7 ottobre 2011

Parlaci dell' Insegnamento



E un maestro disse:
Parlaci dell' Insegnamento.
E lui disse:
Nessuno può insegnarvi nulla
se non ciò che già sonnecchia nell'albeggiare della vostra conoscenza.
Il maestro che cammina all'ombra del tempio
tra i discepoli non elargisce la sua sapienza,
ma piuttosto la sua fede e il suo amore.
E se davvero è saggio,
non vi invita ad entrare nella dimora del suo sapere,
ma vi guida alla soglia della vostra mente.
L'astronomo può dirvi ciò che sa degli spazi,
ma non può darvi la sua conoscenza.
Il musico può cantarvi la melodia che è nell'aria,
ma non può darvi l'orecchio che fissa il ritmo,
né l'eco che rimanda il suono.
E colui che è esperto nella scienza dei numeri
può descrivervi il mondo del peso e della misura,
ma oltre non può condurvi.
Poiché la visione di un uomo non presta le proprie ali a un altro uomo.
E così come ognuno è solo nella conoscenza di Dio,
ugualmente deve in solitudine conoscere Dio e comprendere la terra.

Kahlil Gibran - Il Profeta
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