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mercoledì 12 novembre 2014

La sindrome di Fabrizio - da Sette



Dalla rubrica Italia sì Italia no di Sette, inserto del Corriere della Sera

L'Isis non ci indigna, la minaccia islamica ci lascia indifferenti. Siamo come il personaggio di Stendhal: viviamo una svolta della storia e non ce ne rendiamo conto.

NO
Dire che si protesta contro una guerra soltanto quando sono gli Stati Uniti a farla è un luogo comune. Ma, come molti luoghi comuni, è abbastanza vero. Riconosciamolo: la guerra all'Isis non scalda i cuori. Le turpi violenze dell'esercito islamico - e quelle di Boko Haram, che continua a rapire adolescenti in Nigeria - non indignano l'opinione pubblica, in particolare quella italiana. Forse perché siamo l'unico Paese occidentale a non aver ancora provato sulla propria pelle la crudeltà dei terroristi islamici (Nassiriya è lontana nello spazio e ormai anche nel tempo). Forse perché siamo un Paese provinciale, ripiegato sul proprio ombelico. Fatto sta che la guerra dei fondamentalisti all'Occidente è considerata un fatto esotico e remoto, che non ci chiama in causa e non ci riguarda. Semmai ci preoccupiamo che qualche immigrato non porti ebola (vergognoso l'ostracismo in classe verso la figlia di un militare italiano in missione in Africa). In realtà, il confronto con l'Islam è il grande tema del nostro tempo. È un confronto innanzi tutto politico e culturale, quindi potenzialmente fecondo; ma purtroppo è anche un confronto militare. L'11 settembre è stata la scintilla che ha fatto deflagrare uno scontro che covava da tempo. Il disastroso intervento americano in Iraq è stata esattamente la risposta che gli estremisti si auguravano. Ora nell'Islam è scoppiata una guerra civile. Ribelli contro gli antichi regimi, sunniti contro sciiti. Gli errori dell'Occidente hanno fatto il resto. I francobritannici hanno provocato la caduta dell'indifendibile Gheddafi, ma si sono disinteressati della ricostruzione della Libia. L'amministrazione Obama, che stava per colpire gli insorti contro Assad, ora appoggia Assad contro gli insorti. L'Egitto è ripiombato nelle grinfie di una dittatura militare, retta più su plebisciti che su libere elezioni. Le uniche buone notizie vengono dal Paese tradizionalmente più avanzato, la Tunisia. Ma sinceramente non mi pare che in Italia ci sia la consapevolezza necessaria e naturale per un Paese allungato nel Mediterraneo. Né mi pare che le pratiche crudeli dell'Isis verso i prigionieri, verso le donne, verso i cristiani, verso i curdi suscitino l'indignazione e la reazione che meritano. Kobane, la roccaforte curda assediata dagli assassini islamici, rischia di passare alla storia come la nuova Srebrenica, una vergogna per la comunità internazionale e specificatamente per la Nato, di cui fa parte la Turchia che finora è rimasta a guardare il martirio dei peshmerga. Che fa l'Europa? E la Merkel, concentratissima nel contrasto a Putin, molto meno sul Medio Oriente? E la Mogherini? E i pacifisti? E l'opinione pubblica? Il Papa parla di terza guerra mondiale. Ce ne rendiamo conto? Sappiamo o no che la prossima bomba atomica sarà lanciata non da uno Stato, ma da un'organizzazione terroristica? Si sta facendo tutto il possibile contro la proliferazione nucleare? La Russia sta collaborando? Non c'è il rischio che venga lasciata briglia sciolta all'Iran sciita, alleato contro l'Isis sunnita? non si poteva fare di più per salvare Reyhaneh? Ho l'impressione che abbiamo tutti altro per la testa. Siamo come Fabrizio Del Dongo, il personaggio della Certosa di Parma di Stendhal, che attraversò la battaglia di Waterloo senza accorgersi di nulla. Viviamo un tornante della storia, e non ce ne rendiamo conto.


Cent'anni fa, i nostri nonni si fecero trovare pronti all'appuntamento con la storia. E lo stesso fecero i nostri padri negli anni terribili della Seconda guerra mondiale e della guerra civile. La lunga denigrazione delle Resistenza, e la sua riduzione a una "cosa di sinistra", tutta fazzoletti rossi e Bella ciao, ha però fatto dimenticare figure straordinarie, come i militari che non si sbandarono dopo l'8 settembre ma guidarono la lotta contro l'invasione nazista. Così è poco nota una figura luminosa come quella del capitano Franco Balbis: valoroso soldato a El Alamein, tra i capi del Comitato di liberazione del Piemonte, fucilato al poligono torinese del Martinetto dopo aver offerto ai carnefici la sua vita per salvare i compagni. A 70 anni del suo sacrificio, Balbis è stato commemorato ad Alassio, nell'istituto don Bosco, dove studiò da ragazzo. Una piastrella in cortile ricorda agli allievi di oggi il coraggio e l'amor di patria di cui fu animato.

Aldo Cazzullo

Fonte: Sette n.45 07/11/2014

sabato 2 febbraio 2013

Uno di noi

Raccolta firme UNO DI NOI
Domani 03/02/2013: 35° Giornata per la Vita.

Nella mia parrocchia e in quelle vicine (e spero anche in altre), inizia da domani una particolare raccolta firme.

Di che si tratta?

UNO DI NOI, campagna per una raccolta firme con lo scopo di chiedere alla Commissione europea "cioè al “governo” della Ue, che il riconoscimento del bambino concepito e non ancora nato sia sancito da un esplicito atto legislativo".

"L’embrione umano merita il rispetto della sua dignità e integrità.
Lo afferma una recente sentenza della Corte europea di Giustizia dove definisce l’embrione umano come l’inizio dello sviluppo dell’essere umano.
Cioè l’embrione, fin dal momento del concepimento, è titolare di tutti i diritti che spettano all’adulto.
A cominciare da quello alla vita. Ogni essere umano, anche prima della nascita è una “persona”."

Lo scopo è rendere legge i contenuti di questa sentenza.

Raccolta firme UNO DI NOI - spiegazione
Qualsiasi chiacchiera qui sarebbe fuori luogo ed è per questo che vi rimando ai rispettivi siti.

Raccolta firme UNO DI NOI - depliant

Raccolta firme UNO DI NOI - depliant
Raccolta firme UNO DI NOI - modulo di adesione
STEP BY STEP

Vai su questo sito:

Clicca su Materiali:
scaricali, stampali e inizia la tua raccolta firme.

Per firmare ricorda che vi è la possibilità di farlo online oltreché cartaceo:
basta cliccare su Aderisci.

Una volta compilato il modulo (ricordiamoci che i documenti accettati sono solo C.I. e passaporto - non patente), inviali alla sede del comitato italiano:

c/o MOVIMENTO PER LA VITA ITALIANO
L.Tevere dei Vallati 2,
00186 ROME
(Italy)

Per ulteriori informazioni si può
chiamare il numero:
+39.06.6830.1121
mandare un fax:
fax +39.06.686.5725
mandare una mail a:
info@oneofus.eu


Curiosare nel sito:

Aderire è un imperativo!

Sunwand

giovedì 8 marzo 2012

Donne, du-du-du


Ed eccoci con la festa delle donne!
Altro anno di mimose e sdolcinatezze, di donne a cui nulla più ormai interessa e altre, già belle che attempate, pronte ad infilarsi dritte dritte in qualche locale con evento programmato e spettacoli di spogliarellisti e quant’altro.

Che tristezza!
La giornata internazionale della donna non dovrebbe essere, inoltre, solamente un’occasione volta a ricordare e a rinvangare il passato e a porsi questioni geografiche; non dovrebbe essere “solo” un’occasione per  toccare con il pensiero le donne nate con la sfortuna di trovarsi in un paese o in uno stato che le priva di elementari diritti, che le degrada a mezze persone, che le ingiuria e le punisce perché sono semplicemente donne.
Anche “in casa nostra”, ragazzuole belle, ce ne sono diversi di problemi! …Problemi in senso eufemistico, ovvio! 
Innanzi tutto il POSSESSO-GELOSIA: omicidi e violenze...leggendo qua e là ho trovato che secondo un’indagine Eurispes tra il 2009 e il 2010 su 235 omicidi domestici, 103 hanno riguardato delitti commessi da marito o convivente (63%), fidanzati o ex amanti (15%), ex coniuge o convivente (8%). Altro? Da gennaio sono 28 i casi finiti in tragedia. Wow.
Altri soprusi e dinieghi sono legati all' AMBITO LAVORATIVO. Credo che questo non sia cosa nuova. Qualcuna si è mai sentita dire che non ti assumono perché sei giovane, hai il ragazzo e potresti rimanere incinta...ehm...è capitato a mia cugina.

Perché poi nascono tutti i soprusi?
Non posso fare a meno che pensare alla mancanza di fiducia, al non essere considerate degne di specifici ruoli, all'essere private di diritti, al non essere prese in considerazione...vabbè.
Ma cosa vogliono veramente le donne?
Vogliono sicurezza, vogliono sincerità, voglio una persona che le ami e le rispetti per le loro scelte, qualcuno con la testa sulle spalle, qualcuno che si fidi di loro e, soprattutto, vogliono che le lasci lo loro LIBERTÀ!

Sunwand

venerdì 9 dicembre 2011

Sognare e credere



Per compiere grandi passi non dobbiamo solo agire, ma anche sognare, non solo pianificare, ma anche credere.

Anatole France - scrittore francese e premio Nobel per la letteratura nel 1921

sabato 19 novembre 2011

Educare alla legalità


Prima di parlare di giustizia e legalità bisogna parlare di libertà. Il primo compito che ci affida la vita è liberare chi libero non è. Chi è senza lavoro, o perde il lavoro, non è una persona libera. Il cristiano, nel rispetto di tutti, deve battersi per difendere la libertà e la dignità di ciascuno. Perché la speranza o è di tutti o non è speranza.
(...)
In un mondo di ingiustizie sempre più intollerabili, la speranza rischia di diventare un bene alla portata di pochi. Vogliamo dire no a questa “falsa” speranza, esclusiva, fondata sulla disperazione degli esclusi.
(...)
Non bisogna confondere la legalità con la giustizia – ha proseguito don Ciotti – pensando che siano sinonimi. Legalità è la saldatura tra la giustizia e la responsabilità individuale. Oggi l’Italia vive in un coma etico, ma sarebbe sbagliato puntare tutto sulle regole. Il fine ultimo resta quello della giustizia, realizzazione effettiva dell’uguaglianza. Le leggi sono solo un mezzo per realizzarla.
(...)
Nessun cambiamento sarà mai possibile se non partiamo da noi stessi. Il passo successivo è quello di educare alla responsabilità. In una società, quella di oggi, che comunica molto ma si relaziona poco, l’unità di misura dev’ essere quella dell’ascolto e della reciprocità. Ognuno deve sentire il compito di educare, per combattere i peccati di superficialità, i tanti saperi di seconda mano che oggi imperversano.
(...)
Prima di essere economica la crisi è di moralità e di diritti.
(...)
Alla cattiva politica non si risponde con la fuga dalla responsabilità ma con un' ulteriore presa di responsabilità.

Don Luigi Ciotti - 7 novembre 2011 - primo appuntamento "Educare alla legalità" - 7°settimana sociale diocesana


Don Ciotti ricorda:

“Alla fine della vita nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati CREDENTI, ma quanto siamo stati CREDIBILI”.

Rosario Livatino, magistrato ucciso dalla mafia nel 1990


“Speranza è avere il coraggio di vedere come le cose possono andare”

Sant'Agostino

Altro:
Per questi temi: Don Luigi Ciotti - “La speranza non è in vendita” (edizioni Giunti)

“Don Luigi Ciotti è maestro e testimone. Per questo lo si ascolta con attenzione. Perché, come disse Paolo VI, l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni”.

Douglas Regattieri - vescovo di Cesena-Sarsina
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