mercoledì 25 dicembre 2013

Natale


I
Sibila il vento tra i comignoli scuri
E le stelle brillano sul vellutato parquet blu.
Solo una breve sosta, appoggiati ai muri,
Il naso rivolto all'equazione stellata.
La via è ben segnata, il risultato ora certo.
- Avete mai temuto di fallire?
- Può forse l'uomo dirsi sicuro di qualcosa?
- Non ha più importanza, ormai.
Prosciughiamo insieme
Le fiasche già magre.
Uno sguardo d'intesa, intesa profonda
E un sospiro, prima di ripartire.
Gli ultimi passi, trepidanti.

II
- Seguite la cometa!
Un sussurro lontano
Perduto nelle strade,
Inghiottito dalle metropolitane,
Dai centri commerciali,
Dai bus. Eppure percettibile.
La voce giovane di un vecchio,
Bianchi i capelli e angelico il cipiglio.
Ah, e se i tre non fossero stati
Troppo saggi per non esser folli
E avessero ignorato quel richiamo?

III
Quanto tempo ormai è passato,
Misurato, scandito da innumerevoli passi.
Eccolo lì, il luogo tanto cercato
Visto sfumato, appena accennato
Nelle divinazioni, tratteggiato nelle profezie.
- Avete mai temuto di fallire?
- Può forse l'uomo dirsi sicuro di qualcosa?
- Non ha più importanza, ormai.
Due più due fa quattro,
I calcoli astrali
Non ci hanno ingannato.
Una lacrima felice sembra sfiorare
La lunga barba dei tre pellegrini.
Ora che il sogno è realtà
Posson continuare a sognare.

IV
Invisibili scivolano tra le vie
Come la pioggia tra le tegole.
- Che luogo strano!
- E che tempo!
- Strani entrambi,
Ma non malvagi.
Quanti ne abbiamo visti così?
Ecco, la stella ammiccando si adagia
E attende come un gatto pigro.
Bussano. Bussano…

V
Bussano alla porta.
- Chi siete?
- E' qui
- Quel bambino, da poco nato,
- Salvatore del mondo?
- Dall'Oriente
- Ci ha guidato la stella
- La Sua stella
- Che pazzia è mai la vostra?
- Due più due fa quattro
- Una matematica
- Una metafisica
- Avicenna, Averroè, Zarathustra
- Qui v'è una giovine
- Vergine partoriente
- Giuro che nessuna donna è stata qui.
- Ricordati.
- Essa era ammantata
Di celeste serenità
- Il Salvatore del mondo
- Pazzi! Calcoli folli
E inutili speculazioni
Sono le vostre!
Tornate donde siete venuti,
Tornate al fango delle strade!

VI
L'uscio sbatte.
- Ricordo, ora ricordo!
La ragazza spossata!
L'uomo troppo giovane
Per sembrare così vecchio!
- Avete un posto per me e mia moglie,
Straziata dalle doglie e ormai prossima a partorire?
- No vecchio. Sparisci!
Poco più che bambina!
Non ti avvicinare!
Via! Via!
La porta si apre.
Buio e freddo, ora, nel vicolo.

EXITUS IN FORMA DI CANZONE
Canzone,
Viaggia per terra e per mare
Veloce, più dei tre pellegrini d'Oriente.
Cercano una piccola rosa
Pura e bella,
Come bagnata dalla rugiada.
E quando quell'antitetica coppia,
Lui giovane invecchiato
Lei vergine gravida,
Busserà alla porta della vostra quotidianità
Siate buoni,
Offritegli ristoro, tepore
Un po' di calda umanità.

Alessandro Basilico, dicembre 2002

sabato 14 dicembre 2013

Attendo


E mi trovo qui.
In attesa.

In fondo è Avvento.
Attendo che sia ora per preparare il pranzo,
attendo che il bagno sia caldo per farmi la doccia,
attendo quella chiamata da mia mamma.
Attendo. Con pazienza.
Cerco di nascondere quell' irrequietezza,
quel nervosismo, quell'agitazione,
fingo con una maschera di superficialità,
di tranquillità, di serenità.

Per chi attende non è così.

Attendo.
Attendo che arrivi l'ora per andare dall'estetista,
attendo il momento in cui prepararmi per uscire,
attendo che sia ora per partire.
Ma dentro ho paura.
Ho paura di essere io a chiamare mia mamma,
di chiedere della zia, come sta, come non sta.

Programma per questa sera:
veglia d'Avvento della pastorale giovanile.
Avvento, tempo dell'attesa.

Questa sera pregherò per lei.

Sunwand

martedì 10 dicembre 2013

C'è una povertà diversa


C'è una povertà in questo tipo di vita, una povertà diversa da quella materiale di una volta. Una povertà interiore che, più che far paura, umilia. Umilia la grande ricchezza, la grande potenzialità che c'è in ognuno di noi.

Susanna Tamaro - Cara Mathilda. Lettere a un'amica

sabato 7 dicembre 2013

Il principe


Volevamo costruire assieme
una casa bella e tutta nostra
alta come un castello
per guardare oltre i fiumi e i prati
su boschi silenti.

Tutto volevamo disimparare
ciò che era piccolo e brutto,
volevamo decorare con canti di gioia
vicinanze e lontananze,
le corone di felicità nei capelli.

Ora ho costruito un castello
su un'estrema e silenziosa altura;
la mia nostalgia sta là e guarda
fin alla noia, ed il giorno si fa grigio
- principessa, dove sei rimasta?

Ora affido a tutti i venti
i miei canti arditi.
Loro devono cercarti e trovarti
e svelarti il dolore
di cui soffre il mio cuore.

Devono anche raccontarti
di una seducente infinita felicità,
devono baciarti e tormentarti
e devono rubarti il sonno -
principessa, quando tornerai?

Hermann Hesse

mercoledì 4 dicembre 2013

Le opere dell’amore


Le opere dell’amore
sono sempre opere di pace.
Ogni volta che dividerai
il tuo amore con gli altri,
ti accorgerai della pace
che giunge a te e a loro.
Dove c’e’ pace c’e’ Dio,
e’ cosi’ che Dio riversa pace
e gioia nei nostri cuori.

Madre Teresa di Calcutta

domenica 1 dicembre 2013

Andiamo fino a Betlemme, come i pastori.



Andiamo fino a Betlemme,
come i pastori.
L'importante è muoversi.
E se invece di un Dio glorioso,
ci imbattiamo nella fragilità
di un bambino,
non ci venga il dubbio di aver
sbagliato il percorso.
Il volto spaurito degli oppressi,
la solitudine degli infelici,
l'amarezza di tutti gli
uomini della Terra,
sono il luogo dove Egli continua
a vivere in clandestinità.
A noi il compito di cercarlo.
Mettiamoci in cammino senza paura.

Don Tonino Bello

giovedì 28 novembre 2013

Il vero amore non lascia tracce


Il vero amore non lascia tracce
Come la bruma non lascia sfregi
Sul verde cupo della collina
Così il mio corpo non lascia sfregi
Su di te e non lo farà mai
Oltre le finestre nel buio
I bambini vengono, i bambini vanno
Come frecce senza bersaglio
Come manette fatte di neve
Il vero amore non lascia tracce
Se tu e io siamo una cosa sola
Si perde nei nostri abbracci
Come stelle contro il sole
Come una foglia cadente può restare
Un momento nell’aria
Così come la tua testa sul mio petto
Così la mia mano sui tuoi capelli
E molte notti resistono
Senza una luna, senza una stella
Così resisteremo noi
Quando uno dei due sarà via, lontano

Leonard Cohen

sabato 23 novembre 2013

Il peso


Nessun uomo è inutile se allevia il peso di qualcun altro.

Mahatma Gandhi

giovedì 21 novembre 2013

Fragilità


Aveva più paura del bene che del male.
Il male la vestiva di rabbia e la rendeva più forte
Il bene la svestiva di certezze e la rendeva più fragile.

Serena Santorelli

mercoledì 13 novembre 2013

Poesia dei doni


Ringraziare voglio il divino
labirinto degli effetti e delle cause
per la diversità delle creature
che compongono questo singolare universo,
per la ragione, che non cesserà di sognare
un qualche disegno del labirinto,
per il viso di Elena e la perseveranza di Ulisse,
per l’amore, che ci fa vedere gli altri
come li vede la divinità,
per il saldo diamante e l’acqua sciolta,
per l’algebra, palazzo dai precisi cristalli,
per le mistiche monete di Angelus Silesius,
per Schopenhauer,
che forse decifrò l’universo,
per lo splendore del fuoco
che nessun essere umano può guardare senza uno stupore antico,
per il mogano, il cedro e il sandalo,
per il pane e il sale,
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede,
per certe vigilie e giornate del 1955,
per i duri mandriani che nella pianura
aizzano le bestie e l’alba,
per il mattino a Montevideo,
per l’arte dell’amicizia,
per l’ultima giornata di Socrate,
per le parole che in un crepuscolo furono dette
da una croce all’altra.
per quel sogno dell’Islam che abbracciò
mille notti e una notte,
per quell’altro sogno dell’inferno,
della torre del fuoco che purifica,
e delle sfere gloriose,
per Swedenborg,
che conversava con gli angeli per le strade di Londra,
per i fiumi segreti e immemorabili
che convergono in me,
per la lingua che, secoli fa, parlai nella Northumbria,
per la spada e Tarpa dei sassoni,
per il mare, che è un deserto risplendente
e una cifra di cose che non sappiamo,
per la musica verbale dell’Inghilterra,
per la musica verbale della Germania,
per l’oro, che sfolgora nei versi,
per l’epico inverno,
per il nome di un libro che non ho letto: Gesta Dei per Francos
per Verlaine, innocente come gli uccelli,
per il prisma di cristallo e il peso d’ottone,
per le strisce della tigre,
per le alte torri di San Francisco e dell’isola di Manhattan
per il mattino nel Texas,
per quel sivigliano che stese l’Epistola Morale
e il cui nome, come egli avrebbe preferito, ignoriamo,
per Seneca e Lucano, di Cordova,
che prima dello spagnolo scrissero
tutta la letteratura spagnola,
per il geometrico e bizzarro gioco degli scacchi,
per la tartaruga di Zenone e la mappa di Royce,
per l’odore medicinale degli eucalipti,
per il linguaggio, che può simulare la sapienza,
per l’oblio, che annulla o modifica il passato,
per la consuetudine,
che ci ripete e ci conferma come uno specchio,
per il mattino, che ci procura l’illusione di un principio
per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,
per il coraggio e la felicità degli altri,
per la patria, sentita nei gelsomini
o in una vecchia spada,
per Whitman e Francesco d’Assisi, che scrissero già questa poesia,
per il fatto che questa poesia è inesauribile
e si confonde con la somma delle creature
e non arriverà mai all’ultimo verso
e cambia secondo gli uomini,
per Frances Haslam, che chiese perdono ai suoi figli
perché moriva così lentamente,
per i minuti che precedono il sonno,
per il sonno e la morte,
per due tesori occulti,
per gli intimi doni che non elenco,
per la musica, misteriosa forma del tempo.

Jorge Luis Borges

domenica 10 novembre 2013

Quello che tu non hai voluto


Quelle come me vorrebbero cambiare, ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo…
Quelle come me urlano in silenzio, perché la loro voce non si confonda con le lacrime…
Quelle come me sono quelle cui tu riesci sempre a spezzare il cuore, perché sai che ti lasceranno andare, senza chiederti nulla…
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che, in cambio, non riceveranno altro che briciole…
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso, purtroppo, fondano la loro esistenza…
Quelle come me passano inosservate, ma sono le uniche che ti ameranno davvero…
Quelle come me sono quelle che, nell'autunno della tua vita, rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti e che tu non hai voluto…

Alda Merini

giovedì 7 novembre 2013

Grazie a Chiara...Grazie a Bio-logicamente, logicamente-Bio!

Ciao a tutti!
Questa sera sono qui per dire grazie.
Grazie a Bio-logicamente, logicamente-Bio!
Due regali da un unico blog.

"The Versatile Blog Award" e "I Love Fall".


Partiamo dal primo. "T.V.B. Award" è un premio.
Serve per premiare blog amici, che si visitano frequentemente o anche blog appena scoperti che particolarmente riteniamo interessanti. È come una catena, inventata da lui, per piccoli blog o blog appena formati al fine di conoscersi e creare un gruppo virtuale che si alimenta e si sponsorizza.
Ovviamente ci sono delle regole per ritirare il premio.
a_Il blog nominato ringrazia il blog che l'ha premiato.
b_Si nominano 15 blogger a cui siamo affezionati o blogger appena scoperti.
c_Non è finita. La cosa più carina è raccontare una piccola lista di 7 cose su di sé.

Bene, veniamo al dunque!!!

I miei vincitori sono......
Dadadadaaaaan.....
01_Il tempo di Ely per la creatività
02_Rimmel e Nutella per le storie, poesie e citazioni sempre dense di vita
03_La contorsionista di parole per i consigli letterari sempre accurati
04_Priorità e passioni per le meravigliose finestre sul mondo
05_La cuisine très jolie per le goloserie che sempre mi tentano
06_Scarabocchi di pensieri per i colori e il bel accostamento di tanti e diversi font
07_Diapason 2.0 per gli insegnamenti che racconta
08_La Ricicleria di Chi per le belle idee
09_La Bussola e il Diario per i viaggi ma specialmente per i post sulla montagna
10_Color Carta da Zucchero per le fotografie, i colori e la grafica
11_!Vita MAGICA di una famiglia ALPINA! per "naturalezza"
12_La lavanda di nonna Isina per i consigli salutisti e naturali
13_Psicologicamente... per il fascino dei post e delle immagini
14_Marmellata di coccole per la tenue eleganza del suo blog
15_Mille idee casa per le giocose e colorate idee

Ho evitato blog già troppo conosciuti, sono stata tentata di inserire qualche meraviglioso blog straniero ma, alla fine, ho deciso per questi!
Consiglio a tutti di andare in avanscoperta, di cliccare su ogni blog e di scoprire le loro piccole ricchezze!
Come sopra scrivevo, non è finita qui!!

7 frasi su di me!
I. Sono tanto tanto credente, non per tradizione, ma perché prime ero sorda e cieca! :)
II. Sono innamorata, tantissimo innamorata!
III. Sono una studentessa che non vede l'ora di laurearsi.
IV. Sono molto golosa.
V. Sono molto gelosa.
VI. Sono paziente.
VII. Sono una rompiscatole.

E su questo aspetto vostri commenti!:)



Ora passiamo al Tag: "I love Fall".
Si tratta di una iniziativa, di Simply Myself, che parla al femminile inerente a questa splendida stagione che è l'autunno.
a_Si risponde alle domande
b_Si nominano 5 blogger

Iniziamo!
1. Quale colore ami mettere sulle labbra in autunno?
          Preferisco un colore naturale, uso spesso solo una matita color mattone che mi da quella colorazione che tanto mi piace ma che non si nota.
2. Quale colore, invece, ami mettere sulle unghie?
          Non metto lo smalto. Quelle rare volte che lo uso prediligo colori che variano dal rosso al viola, sconfinando nell'azzurro. In autunno, tuttavia, stenderei sulle unghie uno smalto bianco.
3. Quali sono gli outfit autunnali che indosseresti più spesso?
          Alterno un vestito, panta e "baetles" marroni con jeans, maglia beige o con colori tenui e scarpe da ginnastica marroni.
4. In autunno, quale pettinatura scegli?
          Porto i capelli, della parte centrale anteriore della testa, indietro e fermati con qualche spilla. In realtà, se avessi più tempo alla mattina, preferirei rendere le parti inferiori dei capelli un po' mosse. Amo i capelli sciolti o, al più, appena raccolti dietro.
5. Qual'è la tua bevanda autunnale preferita?

          Tè e tisane.
6. Che trucco e quali colori preferisci per gli occhi in questa splendida stagione?
          Se alla mattina mi trucco è agli occhi che punto di più: riga nera sulla palpebra superiore, sfumata e opacizzata con la cipria e 3-4 passate di rimmel.
7. Sciarpe o accessori preferiti per l'autunno?

          Sciarpe e sciarpine e, a volte, orecchini o collane in relazione a cosa indosso. I bracciali li uso meno, mi piacciono ma non li trovo pratici specialmente da indossare ogni giorno della settimana.
8. Quale cibo è il tuo preferito in questi tre mesi?
          In casa mia non possono mancare le zucche, di ogni colore e forma e non possono mancare tutte le pietanze che con questa si posso cucinare. Sono golosa: non lasciatemi un piatto di castagne cotte e già sbucciate a portata di mano; potrei ripulire il piatto in poco tempo!
9. Quali prodotti vorresti acquistare in questo periodo?

          Ho già speso troppi soldi in queste ultime settimane e mi sono tolta tutte le voglie! Due borse, un paio di pantofole, un paio di "baetles", cinque calzini da usare con questi, quattro nuove panta, un paio di pantaloni, un vestito, tre maglie, una collana verde con filamenti in oro e una seconda collana dorata. Infine il mio ragazzo mi ha regalato uno splendido cappotto. Direi che è per un po' non comprerò più nulla!
10. Cosa ti piace di più di questa stagione?
          Il clima, l'atmosfera, il paesaggio. L'aria, gli odori, i colori.

11. Quali foto, che più rappresentano questa stagione, hai scattato?

          Per questo mi interessa soprattutto il paesaggio urbano, la periferia, perché è la realtà che devo vivere quotidianamente, che conosco meglio e che quindi meglio posso riproporre come "nuovo paesaggio" per un'analisi critica continua e sistematica. Per questo mi piacciono molto i viaggi sull'atlante, per questo mi piacciono ancora di più i viaggi domenicali minimi, nel raggio di tre chilometri da casa mia.

Luigi Ghirri, Paesaggi di cartone

Montepetra, il luogo dove abito.





Fine!!!

Bene, che avete da dirmi in proposito?
E il vostro autunno com'è? ;)

Ora, i 5 blog!
Bene, prendo la libertà di sconfinare dal limite dei 5 e lo moltiplico per 3!
Tutti i blog di prima sono invitati a partecipare!

Un abbraccio a tutte quante!! :)

lunedì 4 novembre 2013

Piuttosto di rimanere alla finestra


Se c'è una situazione che va mutata nella cristianità di oggi è quel rimanere senza convinzione e senza amore nella casa del Padre. Piuttosto di rimanere alla finestra come tanti cristiani ci rimangono, e vedere la vita di là come desiderabile, e avere l'impressione che questa casa del padre sia una prigione, e non avere la gioia e la passione di questa casa: questo non è uno stare nella casa, questo è occupare la casa con qualcosa che non gli conviene.

Don Primo Mazzolari

lunedì 28 ottobre 2013

Amicizia pur percorrendo strade differenti, pur essendo distanti, come noi due


L'amicizia è uno dei sentimenti più belli da vivere perché dà ricchezza, emozioni, complicità e perché è assolutamente gratuita. Ad un tratto ci si vede, ci si sceglie, si costruisce una sorta di intimità; si può camminare accanto e crescere insieme pur percorrendo strade differenti, pur essendo distanti, come noi due, centinaia di migliaia di chilometri.

Susanna Tamaro - Cara Mathilda. Lettere a un'amica

sabato 26 ottobre 2013

Ti innamori e decidi che la cosa più importante è toccarlo, viverlo


Capita che sfiori la vita di qualcuno, ti innamori e decidi che la cosa più importante è toccarlo, viverlo, convivere le malinconie e le inquietudini, arrivare a riconoscersi nello sguardo dell’altro, sentire che non ne puoi più fare a meno. E cosa importa se per avere tutto questo devi aspettare cinquantatré anni sette mesi e undici giorni, notti comprese?

Gabriel García Marquez - L’amore ai tempi del colera

mercoledì 23 ottobre 2013

Le emozioni hanno bisogno di spazio


Le emozioni hanno bisogno di spazio. Se pretendi di tenerle ferme in un angolo, sappi, le emozioni impazziscono. E te lo dicono un giorno, all'improvviso. Ti esplodono dentro e tu nemmeno sai come. Senti soltanto un gran peso e quello strano odore di emozioni bruciate.

Serena Santorelli

domenica 20 ottobre 2013

Quando mi comandi


Quando mi comandi di cantare, il mio cuore
sembra scoppiare d'orgoglio
e fisso il tuo volto
e le lacrime mi riempiono gli occhi.

Tutto ciò che nella mia vita
vi è di aspro e discorde
si fonde in dolce armonia,
e la mia adorazione stende l'ali
come un uccello felice
nel suo volo a traverso il mare.

So che ti diletti del mio canto,
che soltanto come cantore
posso presentarmi al tuo cospetto.

Con l'ala distesa del mio canto
sfioro i tuoi piedi, che mai
avrei pensato di poter sfiorare.

Ebbro della felicità del mio canto
dimentico me stesso
e chiamo amico te
che sei il mio signore.

Rabindranath Tagore

giovedì 3 ottobre 2013

Mi sono fermata. Ma, forse, è esattamente il contrario.



Mi sono fermata.
Ma, forse, è esattamente il contrario.
Sono proiettata all'andare avanti
e invece sono bloccata qui,
tesa in proiezione
frenata dal dubbio.
Tre, due, uno, pronti al lancio?
Ma verso dove? E qui sta il problema.

Scegliere, quanto è difficile scegliere,
progettare, quanto vorrei iniziare,
finire, quanto spero finire.

Eppure qualcosa non va.
Cosa?
È quell'inquietudine iniziale,
quella frenesia data dall'ignoto,
quella titubanza verso l'intentato...
Quel qualcosa che non va
è quel motore, quella spinta,
quell'impulso, quell'energia,
è quel freno, quella moderatezza,
quell'argine, quel blocco.

Essere tesa, pronta alla partenza
ma a terra per far partire la navicella,
per definire il percorso,
per progettare l'arrivo.

Anche questo è necessario.
Però basta partire. E presto.
Mi sento come una freccia
incoccata sull'arco:
devo scegliere il bersaglio
e lo devo colpire.

Sunwand

domenica 29 settembre 2013

E la nostra volontà regna caparbia su quello staterello piccolo e confuso che si chiama io


Perché nessuno ci suggerisce i punti in cui fare attenzione? Qua il ghiaccio è più fino, là ha più spessore, procedere, deviare, arretrare, fermarsi, evitare. Perché dobbiamo sempre portarci dietro il peso dei gesti non fatti, delle frasi non dette? Quel bacio che non ho dato, quella solitudine che non ho abbracciato. Perché fin dalla nascita viviamo immersi in questa straordinaria ottusità? Tutto ci sembra eterno e la nostra volontà regna caparbia su quello staterello piccolo e confuso che si chiama io, lo omaggiamo come un grande sovrano. Basterebbe aprire gli occhi un solo secondo per rendersi conto che in realtà si tratta di un principe da operetta, volubile, lezioso, incapace di dominare e dominarsi, incapace di vedere un mondo al di fuori dai propri confini, che altro poi non sono che le quinte – mutevoli e ristrette – di un palcoscenico.

Susanna Tamaro - Ascolta la mia voce

venerdì 27 settembre 2013

E piangi quando hai voglia di piangere


E piangi quando hai voglia di piangere.
Che tu sia uomo o donna, piccolo o cresciuto, noto o sconosciuto.
Piangi con coraggio, a costo di essere chiamato fragile.
Ridi con gusto, a costo di essere chiamato sciocco.
Indignati con fervore, a costo di essere chiamato pazzo.
Ama senza riserve.
Ricorda che tutto l'amore che non dai e tieni per te, è amore senza senso.
Rifiuta le cose che ti fanno soffrire ed esprimi sempre la tua opinione.
Emozionati.
A chi ti dice che non puoi vivere di sogni, rispondi che nessuno è mai morto perché sognava troppo.
Rischia, qualunque sia lo scotto,
perché niente ti costerebbe di più di una vita spesa a preservare l'immagine, l'apparenza, l'orgoglio.
C'è solo un prezzo che non devi mai pagare, quello che offende la tua dignità.
Poi, stai pure sereno, perché quando sarai morto diventerai un brav'uomo e basta, qualunque vita tu abbia vissuto.
E allora non aspettare.
Vivi ora e vivi come ti pare.

Serena Santorelli - Ricorda che...

martedì 24 settembre 2013

Il significato della vita



Un professore concluse la sua lezione con le parole di rito:
"Ci sono domande?".
Uno studente gli chiese:
"Professore, qual è il significato della vita?".
Qualcuno, tra i presenti che si apprestavano a uscire, rise.
Il professore guardò a lungo lo studente,
chiedendo con lo sguardo se era una domanda seria.
Comprese che lo era. "Le risponderò" gli disse.
Estrasse il portafoglio dalla tasca dei pantaloni,
ne tirò fuori uno specchietto rotondo,
non più grande di una moneta.
Poi disse: "Ero bambino durante la guerra.
Un giorno, sulla strada, vidi uno specchio andato in frantumi.
Ne conservai il frammento più grande.
Eccolo.
Cominciai a giocarci e mi lasciai incantare dalla possibilità
di dirigere la luce riflessa negli angoli bui dove il sole non brillava mai:
buche profonde, crepacci, ripostigli.
Conservai il piccolo specchio.
Diventando uomo finii per capire che non era soltanto il gioco di un bambino,
ma la metafora di quello che avrei potuto fare nella vita.
Anch'io sono il frammento di uno specchio che non conosco nella sua interezza.
Con quello che ho, però, posso mandare la luce, la verità,
la comprensione, la conoscenza, la bontà, la tenerezza
nei bui recessi del cuore degli uomini e cambiare qualcosa in qualcuno.
Forse altre persone vedranno e faranno altrettanto.
In questo per me sta il significato della vita".

Bruno Ferrero

lunedì 23 settembre 2013

Perdona l’errore


Ama la verità ma perdona l’errore.

Voltaire (pseudonimo di François-Marie Arouet)

domenica 22 settembre 2013

E il treno corre e va


Ed eccomi qua di nuovo in treno.

Seduta dal lato del finestrino guardo la campagna coi suoi campi lavorati, i suoi vigneti pronti alla vendemmia, con gli orti e frutteti.

Ogni tanto sobbalzo al passaggio del treno sul binario accanto, poi la vista ritorna a riposarsi di nuovo sui campi, vigneti, orti e frutteti. E il treno corre e va.

Qualche casa si leva sui campi, qualche costruzione si fa più frequente: appaiono dei capannoni, appaiono ex aree industriali poi, come sono apparse, tanto scompaiono lasciando posto all'estensione dei campi. I capannoni sembrano ruderi, spettri, alcuni ritornati alla vita, altri tuttavia mai abbandonati, come ultimo baluardo che fronteggia una guerra tra epoche, che fronteggia il tempo inarrestabile, il denaro motore di ogni cosa e la domanda che cambia. E il treno corre e va.

Anche qualche pezzo di terra è abbandonato, è lasciato alla gramigna, alle vitalbe, alle sterpaglie; tuttavia ancora ospita vita, tuttavia ancora può essere lavorato, piantumato, reso fertile. Anche se l'abbandoni, la campagna non diventa rudere e non diventa spettro, ombra di ciò che è stata ma ritorna ad essere materia grezza, legno da scolpire, ferro da fondere, creta plasmare.
Nessun campo può morire, nessun campo pò crollare, nessun campo può finire.

E pensieri corrono e vanno come questo treno che corre e va.

Sunwand

sabato 21 settembre 2013

Un valzer di Chopin


Un valzer di Chopin riempie la sala
una danza selvaggia e scatenata.
Alla fine pallido chiarore,
il pianoforte adorna un'appassita ghirlanda.

Il piano tu, il violino io,
così suoniamo e non smettiamo
e attendiamo inquieti, tu e io,
chi per primo spezza la magia.

Chi per primo interrompe il ritmo
e scosta da sé le candele,
e chi per primo pone la domanda,
a cui non vi è risposta.

Herman Hesse

giovedì 19 settembre 2013

lunedì 16 settembre 2013

Un martedì correndo...


Martedì 10 settembre:
la corsa, il galoppo!

Aaaah, la sveglia! Ore 06:10
Ho preso tutto? Ore 06:30
Tre, due, uno....viaaaaa!
Ore 06:40

Parcheggio. Ore 07:10
Biglietti. Ore....cacchio!
Parte il treeeeno! Ore 07:21
Preso per un soffio. Ore 07:25

In treno con Giorgia. Ore 07:26
Chiacchierata sulla tesi. Ore 07:29

Su come fare la tesi. Ore 07:40
Su con chi fare la tesi. Ore 07:45
Su cosa fare la tesi. Ore 07:58
Sul dopo tesi. Ore 08:15

Stazione Centrale Bologna. Ore 08:35
P.zza Galvani. Ore 08:59
Entriamo nello studio. Ore 09:05
Non ne posso più. Ore 09:30

Andiamo a pranzo? Ore 13:00
Ci sono, fatto! Ore 13:20
Andiamo?!!! Ore 13:25
Usciamo. Ore 13:40

Pranzo da Eataly. Ore 13:50
Piatto sul tavolo. Ore 14:05
Finiamo. Chiacchiere. Ore 14:40
Entriamo nello studio. Ore 15:00

Devo prendere il treno! Ore 15:05
Aspetta un attimo che finiamo. Ore 15:10
Metto via tutto. Ore 15:15
Guarda che non ce la fai. Ore 15:20

Scappo. Ore 15:21
Non ce la faccio! Ore 15:25
Prendo il taxi. Ore 15:27
Parte il treno. Ore 15:35

Preeeso! Ore 15:36
Un vecchio amico. Ore 15:40

Cosa fai di bello? Ore 15:45
Come sta Luca? Ore 16:05
E te? La morosa? Ore 16:15
Ciao alla prossima. Ore 16:43

Stazione Cesena. Ore 16:45
Arrivo in facoltà. Ore 16:57
Appuntamento con la prof. Ore 17:00
Dovete prima parlare con il professore
che ha tenuto il vostro laboratorio. Ore 17:40

Incontro con l'altro professore. Ore 17:50
La voce trema, trema la mano. Ore 17:55
Nessun gruppo fa la tesi con lui. Ore 18:20
Appoggiamo le tavole in laboratorio. Ore 18:25

Corsa dalla prima professoressa. Ore 18:30
Okay, vediamoci il 24. Ore 18:45
Quindi...Ha detto di sì!!! Ore 18:50
Aperitivo! Ore 19:10

Torno a casa. Ore 21:40

Domani si dorme.

Sunwand

venerdì 13 settembre 2013

E...non ne posso più!


Eredità, maledetta eredità!
Ruderi, maledetti ruderi!
Vespai, maledetti vespai!

Quattro case, venti proprietari,
stanze di uno, stanze di un altro.

Tutti pretendono, nessuno fa.
Solo i più fessi sembrano prodigarsi
e per il bene di tutti.

Basta litigi, basta vendette!
Basta guerre tra famiglie.

E denunce e scaramucce
e contese e minacce.
Basta.

Non la voglio questa eredità!

C'è chi ha 1/6, chi ha 1/12
c'è chi ha 1/24, 1/81, 1/162.

Che casino!
Tutti pensano di guadagnarci,
tutti pensano che gli spetti qualcosa:
tutti devono, alla fine, solo pagare.

E pagare.
....e pagare. Non solo soldi.
Si paga anche con il proprio tempo,
con la propria pazienza,
con il proprio animo.

Ma di soldi ne vanno via tanti!

Basta guerre, basta perfidia!
Non ne posso più!

Finite questa bramosia,
voglio pace, Amen e così sia!

Sunwand

lunedì 9 settembre 2013

Le più belle poesie si scrivono sopra le pietre


Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da argenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata.

Alda Merini - La Terra Santa, 1983

sabato 7 settembre 2013

Mai più la guerra!


Terza guerra mondiale?
Ancora orfani, sangue, distruzioni.
Ancora dolore, violenza, ancora follia.
Perché la guerra è follia, pazzia,
perché la guerra è sadismo,
è distruzione, è olocausto.
Da ὅλος καυστός,
ciò che viene completamente
arso, bruciato, consumato.

E noi?
Ce ne stiamo qua,
a parlare di cosa fare sta sera,
del vestito da mettersi,
di quale trucco, di quale scarpa;
dell'ultima ricetta, dell'ultima vacanza,
dell'ultima birichinata del proprio figlio,
di quell'attore, di quel film...
Già, questa è l'ultima serata della
Mostra del Cinema di Venezia...

E noi facebookiamo, tweetiamo,
googliamo, siamo persone informate,
leggiamo sul sito dell'Ansa, su Repubblica, su...

Poi? La vita è la stessa.

Intanto a persone inermi
viene distrutta la casa,
vengono distrutti i sogni,
viene distrutta la vita.

Ma tu sai chi è Assad?
Ma tu conosci le azioni dei ribelli?

Qual'è la cura per una guerra,
per una guerra dove
"i buoni e i cattivi"
sono da entrambe le parti?

Una guerra? Un'altra guerra?
Presso quale schieramento?

Perché la guerra è follia, pazzia,
perché la guerra è sadismo,
è distruzione, è olocausto.

La cura è la pace. C'è tanto bisogno di pace.

"Mai più la guerra!(...)
C'è un giudizio di Dio e anche un giudizio della storia
sulle nostre azioni a cui non si può sfuggire!
Non è mai l’uso della violenza che porta alla pace.
Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza!(...)
Ripeto a voce alta: non è la cultura dello scontro,
la cultura del conflitto quella che costruisce la
convivenza nei popoli e tra i popoli, ma questa:
la cultura dell’incontro, la cultura del dialogo;
questa è l’unica strada per la pace.(...)
L’umanità ha bisogno di vedere gesti di pace
e di sentire parole di speranza e di pace!"
               (Papa Francesco, Allocuzione all’Angelus,
               Piazza San Pietro, domenica 1 settembre 2013)

Che cos'è la pace?
È rompere! Eh, sì!
Rompere convenzioni e convinzioni,
come dice Tonino Lasconi.
Gesù "ha un'idea tutta sua della pace(...)
diversa da quella che normalmente
viene chiamata tale: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace.
Non come la dà il mondo, io la do a voi" (Gv 14,27).
Che pace è quella di Gesù?(...) LA PACE DI GESÙ è
costruire il mondo come Dio l'ha pensato:
giusto, bello, ospitale per tutti i suoi figli.
La sua pace è giustizia, rispetto reciproco,
attenzione ai più deboli e ai più poveri, perdono,
armonia fra le creature e fra esse e il creatore.
È la pace che nasce dalla lotta quotidiana contro l'egoismo,
non dal sonno del menefreghismo."
               Tonino Lasconi, "Gesù il grande rompi".

Pace non è indifferenza,
pace non è menefreghismo.

Sunwand

fonti:
Libretto veglia per la pace
Un uomo di pace ma...

mercoledì 4 settembre 2013

L'anno delle tappe



Questo è stato l'anno delle tappe.

Altolà il malinteso!
Non nominino i cm,
le gambe corte,
nessuna questione di inferiorità
o di "botte piccola"!
No no no,
parlo di tappa agonistica,
di affannosa corsa,
di finale sollievo,
di incertezza nella riuscita,
di gioia per l'arrivo.
Decisioni da prendere
e scelte da fare.
E l'anno di cui parlo non va
da gennaio a dicembre.
Parte dal nebbioso autunno,
attraversa il freddo l'inverno,
esplode nella promettente primavera,
percorre la non troppo calda estate
per poi, forse, arrivare nel successivo
e ancora non definito autunno,
all'inizio o alla fine
o neanche.

L'ultimo esame all'università
prima del laboratorio pre-tesi,
L'utile - inutile tirocinio,
Preadolescendi sull'orlo
dell'irritante adolescenza
a cui fare postcatechismo,
"Ti amo" vietato, non detto, contenuto,
desiderato, dubitato
e finalmente proferito,
Il laboratorio di laurea da scegliere,
Mettersi a dieta e riuscirci,
Non rimanere indietro con gli esami,
Imparare a cucire.
Amicizie ritrovate, amicizie perse,
Lezioni, esercitazioni, revisioni, consegne.
Esami.
E ancora,
Lezioni, esercitazioni, revisioni, consegne.
Coccole e attenzioni, sperate e ottenute.
Gioie.
Fine di tutti gli esami...manca solo l'id.
Speranza e fiducia. Fede.
Finalmente l'idoneità.
Con tutto ciò che ha comportato.
Scelte per la Tesi? Nada.
Basta, fine, stop! Mare!
Voglia di vacanza. Vacanza?
Macchè!!
Conchiglie, trapano e punta da 2mm,
Bologna, portici, FAI e Factum Arte,
Buste di caffè, macchina da cucire,
Gonna da modificare.
Imbiancare casa,
fai da te, non solo bianco.
Ma...Lui mi ama? Mi vuole ancora?
È lontano, è freddo, è...Luca.
Non mi ama, non lo amo, non mi ama...
"Ti amo, tesoro" e il cuore esplode,
lo abbraccio prima che veda gli occhi lucidi.
Respiro il suo odore, sento il suo calore,
questa notte non me lo voglio dimenticare.
E partire, fare la valigia, scegliere i panni,
e non sapere il giorno del ritorno
davvero non ha  prezzo.

E la montagna è una metafora,
è la metafora di questo anno.
È fatica e arrivo, è allenamento,
è amore.
La montagna è bellezza infinita
che non credevi, che non ti aspettavi,
"È così che mi immagino il paradiso"
mentre ancora stavamo camminando,
mentre ancora il fiato era corto
mentre il cuore e i polmoni desideravano
l'ossigeno. Dio, l'ossigeno.
Tesoro, ti guardo e...ti amo.
Non darlo per scontato,
non darmi per scontata.
E di notte "Hai freddo?"
"Sììì", mi abbracci, mi scaldi,
schiena contro schiena,
vorrei che ogni notte fosse così.
La strada, la tappa, l'arrivo.
E poi si ricomincia,
in ogni senso.

Si ritorna a casa,
mi mancava la mia casa,
così grande, così famigliare,
così incompleta, così vuota.
Mi mancava il mio letto
ma ora manchi te.
Tesi tesa, tesa dalla tesi,
la tesi che incombe,
ma quale tesi?
Quale socia, quale relatore,
decisioni da prendere...E
Bologna, portici, FAI e Factum Arte,
dov'ero rimasta?

Dubbi, speranze,
appuntamenti e tappe.
Cosa succederà?
Mettersi a dieta e riuscirci.
Tesi, che ansia,
Tesoro stammi vicino.
Il lavoro inizia, la scuola inizia,
i corsi iniziano, la palestra inizia.
Tutto inizia quando tutto sta finendo.

Intanto mangio cioccolata.

Sunwand

Vedi anche:
Fine di un'epoca

martedì 13 agosto 2013

Ma soprattutto amate i poeti


A tutti i giovani raccomando:
aprite i libri con religione,
non guardateli superficialmente,
perché in essi è racchiuso
il coraggio dei nostri padri.
E richiudeteli con dignità
quando dovete occuparvi di altre cose.
Ma soprattutto amate i poeti.
Essi hanno vangato per voi la terra
per tanti anni, non per costruivi tombe,
o simulacri, ma altari.
Pensate che potete camminare su di noi
come su dei grandi tappeti
e volare oltre questa triste realtà
quotidiana.

Alda Merini - La vita facile

sabato 10 agosto 2013

Un letto di stelle



Che maraviglia le sere d'estate,
sdraiarsi sulla spiaggia a guardare le stelle,
le stelle così luminose, come diamanti brillano in cielo,
piccole pietre preziose da osservare,
a volte sembra di poterle toccare per quanto sono grandi,
sembrano magiche, quanti spettacoli ci offre la natura,
come un letto di stelle sul quale tuffarsi senza paura.

Rosella Ardesia

giovedì 8 agosto 2013

Ama la vita così com'è


Ama la vita così com'è
Amala pienamente,senza pretese;
amala quando ti amano o quando ti odiano,
amala quando nessuno ti capisce,
o quando tutti ti comprendono.

Amala quando tutti ti abbandonano,
o quando ti esaltano come un re.
Amala quando ti rubano tutto,
o quando te lo regalano.
Amala quando ha senso
o quando sembra non averlo nemmeno un po'.

Amala nella piena felicità,
o nella solitudine assoluta.
Amala quando sei forte,
o quando ti senti debole.
Amala quando hai paura,
o quando hai una montagna di coraggio.
Amala non soltanto per i grandi piaceri
e le enormi soddisfazioni;
amala anche per le piccolissime gioie.

Amala seppure non ti dà ciò che potrebbe,
amala anche se non è come la vorresti.
Amala ogni volta che nasci
ed ogni volta che stai per morire.
Ma non amare mai senza amore.

Non vivere mai senza vita!

Madre Teresa di Calcutta

mercoledì 7 agosto 2013

Non arrendersi


Cercare la speranza e farla crescere, coltivarla in noi stessi e in chi ci sta vicino, non arrendersi a ciò che adesso la società ci impone, alla sua volgarità, alla sua violenza, ma vedere tra queste cose dei segnali di cambiamento, custodirli e alimentarli come nell'antica Roma le Vestali custodivano il fuoco. Senza sonno né distrazione.

Susanna Tamaro - Cara Mathilda. Lettere a un'amica

domenica 4 agosto 2013

Mi hai fatto senza fine


Mi hai fatto senza fine
questa è la tua volontà.
Questo fragile vaso
continuamente tu vuoti
continuamente lo riempi
di vita sempre nuova.

Questo piccolo flauto di canna
hai portato per valli e colline
attraverso esso hai soffiato
melodie eternamente nuove.

Quando mi sfiorano le tue mani immortali
questo piccolo cuore si perde
in una gioia senza confini
e canta melodie ineffabili.
Su queste piccole mani
scendono i tuoi doni infiniti.
Passano le età, e tu continui a versare,
e ancora c'è spazio da riempire.

Rabindranath Tagore

martedì 18 giugno 2013

L'amicizia


Molte persone entreranno ed usciranno dalla tua vita ma soltanto i veri amici lasceranno impronte nel tuo cuore.
Per trattare te stesso usa la testa, per trattare gli altri usa il tuo cuore.
La (parola) collera è più corta soltanto di una lettera di pericolo.
Se qualcuno ti tradisce una volta, e' un suo errore, se qualcuno ti tradisce due volte e' un tuo errore.
Grandi menti discutono di idee, menti mediocri discutono di eventi, piccole menti discutono di persone.
Chi perde denaro perde molto, chi perde un amico perde molto di più, chi perde la fede perde tutto.
Giovani ragazzi belli sono casi naturali, ma persone anziane belle sono lavori d'arte.
Impara dagli errori degli altri non puoi vivere cosi a lungo per farli tutti da te.

Eleanor Roosevelt

sabato 15 giugno 2013

Esplorate, sognate, scoprite


Tra vent'anni non sarete delusi dalle cose che avete fatto, ma da quelle che non avete fatto.
Allora levate le ancore, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vele.
Esplorate, sognate, scoprite.

Mark Twain

mercoledì 12 giugno 2013

Il mio sì


Io sono creato per agire
e per essere qualcuno
per cui nessun altro è creato.
Io occupo un posto mio
nei consigli di Dio, nel mondo di Dio:
un posto da nessun altro occupato.
Poco importa che io sia ricco, povero,
disprezzato o stimato dagli uomini:
Dio mi conosce e mi chiama per nome.
Egli mi ha affidato un lavoro
che non ha affidato a nessun altro.
Io ho la mia missione.
In qualche modo sono necessario
ai suoi intenti,
tanto necessario al posto mio
quanto un arcangelo al suo.
Egli non ha creato me inutilmente.
Io farò del bene, farò il suo lavoro.
Sarò un angelo di pace,
un predicatore della verità
nel posto che Egli mi ha assegnato
anche senza che io lo sappia
pur ch'io segua i suoi comandamenti
e lo serva nella mia vocazione.

Beato John Henry Newman

lunedì 10 giugno 2013

Cucaio viene dal mare



Cucaio viene dal mare. Come l'umanità. Anche il cavallo vi nasce.
Poseidone scagliò il tridente su uno scoglio. Ed ecco il cavallo e il suo sangue spagnolo e il lamento flamenco di Cucaio nell'attesa di un domani che non c'è.
E non c'è tenerezza e indulgenza ma solo una danza selvatica e aspra tra Cucaio e la donna sciacalli di baci nudi dissolti dopo l'amore quando non hanno più un corpo perché tutto si è sciolto nella tensione dei muscoli nel gusto scorza di un frutto di savana di macchie avide sul collo che scende e sale dalla bocca alle reni nello scoppio del piacere fiume che prosciuga la faccia si libera in una smorfia gitana i fianchi che cedono vinti e si allargano a ricevere un respiro più ampio dell'aria e si è più spogli dei nudi. E la speranza è una notte troppo lunga. Il letto un nido caldo e i due come pugili che si abbracciano sfiniti l'hanno girato più volte seguendo i quattro angoli della solitudine. Il letto è in un ventre di balena.
Cucaio si chiuse a chiave e la perse. E venne su tra donne odorose. Qualcosa di allegro e 1930 insolite insolute insalate capricciose ombrosità di ascelle voci a colori streghe e fate bambine di cortile vento di ginestra peccati tolti con lo smacchiatore silenzio di occhi cuori nella tormenta l'improvviso. Donne per tutta la vita con i capelli raccolti che poche volte controvoglia scioglievano rivelazione come vederne gli altri peli. Cucaio nel tempo ha avuto altre donne. Sue. Le ha avute senza volerle senza cercarle. Senza capirle. Cucaio ha l'amicizia di altri uomini. Marinai di marciapiede naufraghi aggrappati a un tavolo che galleggia nel vino cowboys che sparano tappi e le solite cazzate di sempre. Dio quante sono le donne. Se si potesse di tutte farne una sola. Ma neanche quella sola c'è. E dove prenderle adesso le buie baiadere le belle caballere. Sono cani da caccia che degli spari han paura. Pirati senza navi corsare. Guerrieri senza compagne.
In tivù le pattinatrici tagliano un'aria di ghiaccio. Un giorno prenderanno marito e con la stessa grazia ripiegheranno le ali.
Cucaio e la tribù s'abbracciano ballano folli scimmioni e lasciano in terra impronte goffe sguaiate sciagurate. Si bastano. Le donne sono lontane. Come sempre. Le donne sono oceani ignoti sogno di navigante Ulisse Simbad Gilgamesh rassegnato a non saperle. A smarrire la rotta confondendo poppa e prua tra capelli indiani occhi venezuelani sopracciglia d'oriente caviglie zingare piedi africani labbra arabe seni tahitiani gambe andaluse fianchi tropicali. Così continua a navigare. Il mare il cielo il cuore. Ci sarà mai abbastanza posto per starci in due? Lui uomo di un'isola in cerca di un'isola donna un'isola di silenzio di pace un'isola dal rumore del mondo. Ma anche i continenti sono isole anche la terra le galassie nell'universo e lo stesso universo.
Cucaio naso di falco ha altre domande. Perché il cielo è così azzurro di che colore è l'aria e se esiste per davvero se la luna ha veramente occhi naso e bocca se un'isola sta a galla sull'acqua o riuscendo a leccare le nuvole di che cosa sanno se si può scavare un pozzo fino al centro della terra e poi uscire dall'altra parte se il mare è maschio o femmina se i cavalli delle giostre di notte corrono le praterie se i pesci e i coralli hanno mai visto le montagne perché l'acqua non si può tagliare e perché il cuore batte e se il suo avrebbe mai battuto una guerra nuova e perché non ci sono due soli ognuno in una metà di cielo così sarebbe sempre giorno e perché se l'infinito esiste non è anche dentro di lui. Cucaio restava così per ore naso di falco a becco in su. E intorno campagne e erba che cresceva come i suoi capelli sul sentiero del sole e del serpente contadino. Cucaio il piccolo guerriero naso di falco si è fatto grande e non ci sono più legni inarcati da cavalcare canne per pifferi e cerbottane pietre pronte nella mano contro fantasmi lucertole indiani nemici cavalieri neri soldati blu. Chi gli insegnò la paura? Quando imparò a riconoscerne l'umido filaccioso odore negli altri? Quando provò il primo mal di esistere ascoltando teso il battito del cielo e il silenzio del cuore? Perché non seppe rispondere alle mille domande mille aghi che gli trapassavano la mente? Heysel Italicus Timisoara Ustica Chernobyl Medellin.
E perché si cresce e si capisce di un uomo contro un altro uomo contro le bestie contro gli alberi? E perché la gente sta male pulcinella in corsie d'ospedale larghi pigiami silenzi d'ossa strappi di catarro. Anche sua madre crepava di coliche tra le coperte ammalate e il comodino di povere cose e il puzzo e il letto dove ieri uno c'è morto e l'altro che sta per morire zoccoli di portantini e l'infermiera fine delle visite. Cucaio cerca di nascondere un cuore delicato. Che vuoi di più che vivere con l'unico guaio delle nubi con mille piccoli atti di coraggio e un fondo di viltà e non t'importa di chi soffre se è lontano e sconosciuto. Di chi muore. Ainu Akha Lacandon Tasaday Nambikwara Gond Maori Masai Kuna Hopi Yanomani Semang Onge Kogi Waorani Penan Caingua Veddas Sammi Caraja Inuit Abbos Tuareg Jurana. Cucaio ha visto la disperazione senza bocca la pena senza occhi. Occhi di suo figlio gli ultimi dietro la finestra quando partiva occhi della sua compagna che non lo riconobbe più occhi come sotto un bombardamento occhi vuoti occhi svitati occhi di febbre occhi suicidi occhi mongoli. Se fosse capace di amare quelli di cui non s'innamora nessuno se sapesse guarirli con elemosine di cielo portarli dove il vento s'acquieta. Se crescesse acqua dalla luna. Una luna soldo lanciato in aria perché cada giù dalla parte buona quella a smalto. Stralunarla quella luna con polsi di pietra e un cuore alato. E se potesse fermare l'urgenza di quel suo cuore il cuore di un uomo a metà.
Cucaio s'accorge d'essere immobile. Accovacciato con il tamburo. Solo il tempo si muove e porta le persone le storie e quando il suo tamburo suona lo stesso ritmo lo stesso canto di un altro allora si prova amore si diventa amici compagni fratelli figli padri si vuole bene a un luogo a un momento.
Alberi si fanno incontro presentimenti ombre fantasmi della strada figure fisionomie care da prendere e lasciare. E tutto torna e tutto passa anche le cose cambiano per vivere e vivono per cambiare il mare si alza e si abbassa e mai una goccia si va a perdere. E una storia è già finita quando c'è più paura di perdersi che voglia d'aversi così diversi sulla soglia dell'abbandono. Cambiano gli attori le scene cambiano le battute e i battuti. E la banda sfila via. Il suono si sfalsa si distacca si dissolve. Battono i tamburi battono più lontani. Il tempo se li riprende senza aspettare. Cucaio potrà incontrarli ancora in un altro luogo in un'altra età'? Così resta con il pulsare del suo unico tamburo. Un sogno di tam tam e di pestelli che segnano il ritmo di battaglia e della fame scacciata. Che cos'era? Un vigore denso un'intonazione nulla un canto di preghiera roco sotterraneo che piano dai buchi della testa morse come fuoco di un'alba primitiva vento caldo a raspare ruggine di capelli acacie dalle mille foglie omeri lunghi di uccelli piumati prime idee del mondo a togliere arsura dall'argilla delle labbra rugiada malva e miele di selva si gonfiarono vene di sentieri rossi tra l'ombra dolce dei fichi tra le alte erbe del sonno fresco respiro di gazzelle acerbe gambe e scese rapide nella gola di saliva e schiuma lungo un collo di puledro fulmine perle di cedro sulla fronte unta di sole un bucato di nuvole sciorinate sugli stenditoi del cielo. Cucaio crede che c'è un luogo per l'anima. Il nido delle comete la piana dei cavalli bradi la stanza del grano e dei raggi a rastrello. La vecchia rugosa rinoceronta d'Africa anima del mondo intero. Suo mistico mistero. Che il cielo la sfami che la disseti.
Che la liberi. L'Africa vù campà vù tornà Che il cielo la lasci lì dov'è dove corrono le nostre anime. Cucaio ricorda un suono una vibrazione nuda un'innocenza nera calma di crepuscolo lucenti lamine di palma le sue braccia ambra scura corteccia e i suoi nervi si scossero come antenne bruciati sicomori di sciamani svelti tendini di cervi rami contorti a tenere su i pensieri sciami di locuste e sogni d'aria contro i fianchi caimani nel limo i pugni si serrarono e un'energia giù nel sesso di ramarro e nelle cosce ebano e nei piedi come granchi a fuggire maree la molla delle caviglie scattò fino all'aderenza al contatto su quella terra. Cucaio le lasciò l'acqua della sua anima africanima.
Cucaio sa che le radici della nostalgia non si fanno strappare. Che ci si resta attaccati per sempre. Cucaio aveva desiderato volare solitario alto come un falco là dove solo il falco va. Ma era ancora un pulcino bagnato arruffato che appena rotto l'uovo fa i primi passi incerti a percorrere la vita e subito vorrebbe rientrare nel guscio. Così del falco pur non avendo le ali ebbe il naso. Cuore all'assalto saliva sugli alberi in un tempo freccia e arco per vedere oltre i confini del mondo. Dove un sogno era libero e l'aria non era cenere e non c'erano strade per perdersi come nel mare e nel cielo. Adesso pensa a una casa in alto magari avere una sedia sopra tutto il resto e lui sentinella. A vegliare con la sua lancia sul sonno degli uomini e della sua donna. Cucaio è più vecchio ha dormito qualche anno in più. Quando lei si sveglierà smetterà per un po' di attendere. Intanto la spia per tenerla con lui prima ancora che lei il suo animaletto ci sia. Il corpo placato pieno di ombre sottratte al mattino. Lentezza antica nell'aria paziente porosa buccia d'arancia.
Sfumata nel buio che le attraversa i capelli mare di alghe. Adolescente amazzonica peluria nel solco della nuca sulla morbida curva del sedere. La schiena che le tiene l'anima stretta al sicuro le braccia colme di seno le narici che Dio le benedica è da lì che prende la vita guance di pane caldo ancora nel forno della notte. Ho lasciato la luce accesa l'ho scordata pensa Cucaio. No è solo il sole. E solo di sole poter vivere. E di quella bocca comprata al banco dei fiori. Di quel cuore fresco di cantina di quelle gambe rami forti e umido fieno del suo corpo rubato ai pittori del suo cammeo. Di quegli occhi olive dolci e mandorle amare. Misteri oltre le ciglia. Una donna che dorme è una bambina e ha negli occhi chiusi la purezza dell'impossibile. Se un giorno sapesse lasciarla l'amerebbe di più. Perché lei non sia mai un ostaggio consegnato a questo tempo di passaggio. Mai un tatuaggio a far fiero il suo selvaggio petto. E intanto restando la lascia nascosto dietro a cespugli di pensieri muri di parole taciute. Anima in pena che porta via di contrabbando. Giocando a fuggire a coprirsi dagli sguardi del mondo e se questo mondo si girasse dall'altra parte. Se andasse via da sotto il letto pronto a coglierlo in flagrante crimine d'affetto. Poter diventare invisibile a tutti e a lei astuta scimmia oscura tessitrice di ricami e trame d'oriente sentinella delle sue frontiere finanziera vecchia volpe grigia rossa russa giocatrice di scacchi. Cucaio non vuole nessuno che comperi le sue infelicità. Le sue ferite.
Non sa piangere davanti alla tristezza ma solo all'onestà. Se gli altri lo amassero senza pretenderlo senza cercare di vedergli le carte. Se non chiedessero dov'è. Dacci oggi il nostro disco quotidiano dai la mano dai un bacetto a mamma e zia dì la poesia da quanto non ti confessi dove vai che fai dicci di che segno sei stai sull'attenti che disturbi lamenti dai le generalità dacci le tonalità. Cucaio non c'è fuggiasco pellegrino della sua stessa solita. Dicono che ha un brutto carattere. E' un bandito. E' rimasto in guerra a combattere. E' sfollato. Sta sui monti. E' imboscato, Ha saltato il muro del carcere. E' braccato. Sta in un buco di affittacamere. E' sbandato. E' chiuso in bagno a leggere. Strimpellatore eroe santo e martire. Sarebbe bello a un certo punto del cammino laddove sono vere anche le sue bugie fermarsi svanire. Non dar più notizie non contar più che per se stesso. Per essere se stesso. Cucaio voleva essere un mago regalare stupore alla gente avvitarne i colli sbalordirne i respiri incantare ragazze e serpenti mangiare fuoco come un giovane drago far sulla corda salti da capogiro gettarsi a vuoto nel telo del lungo inverno della vita mettere la testa nelle bocche dei leoni camminare sulla punta delle dita lanciar coltelli e sguardi di gelo agli occhi meravigliati dei presenti passare attraverso muri e tenebre sfidando la morte senza paura far apparire un pezzo di cielo per chi non l'aveva un pifferaio che sa stregare il mondo e tutte le sue creature un tuffatore in alto un trovatore perso un equilibrista squilibrato un domatore vinto un cantastorie muto. Cucaio sperò d'essere un artista.
Uno di quelli che non diventano mai grandi che camminano le vie ribelli stelle di stelle sudici eroi. Che non vivono la vita di tutti ma la vivono per tutti sacerdoti della fantasia custodi della follia. Qualcuno li cresce li nutre soli diversi lontani dalla comune rottura di scatole del mondo dalla vecchiaia dalla morte. Sì. Essi non vivono mai veramente ma neanche muoiono mai. Cucaio è stanco. lì suo pianoforte è una dentiera che ha smesso di ridere. Butta giù un bicchiere un'altra clessidra rovesciata di un altro tempo che va. Si chiede in quali parole fuggirà. E queste parole non dicono da sempre la stessa cosa? Non sarebbe più giusto esser più brevi asciutti fino a tacere del tutto? Una donna che avesse la voce di mare potrebbe salvarlo. E un sorriso negli occhi due lune e un'aurora boreale. E una canzone che si fa largo nel fumo di tante sere che battono il ritmo con monotonia. Lei ha un timbro dolce e agro guarda il microfono lo culla e ci soffia dentro suoni d'uccello. Avanti e indietro lo sgabello e la magrezza di quel corpo. È giovane ma e come se avesse una vita più vite intere a scolorirne gli occhi negli occhi di Cucaio e una calamita è la distanza fra i due. E lei prende fiato su dritto al soffitto e le bagna la gola una lunga tremante urlata parola ruvida. Può il cielo finire qui? I fiori recisi continuano a profumare. Può il mare fermarsi prima dell'orizzonte?
Anche le stelle bruciate morte viaggiano per l'eternità a illuderci che per sempre c'è una luce su chi non sa più cantare. E sola quando tutto si spegne. Anche Cucaio che non ebbe fratelli e sorelle e come compagno prese se stesso. E un certo mal di vivere. Ore a pancia sotto quando il pomeriggio si sbriciolava in polvere d'inverno e un treno elettrico girava e se si rovesciava ci soffriva un po’. Quando la musica della fine delle trasmissioni invadeva la cucina e una tristezza sottile un panno gocciolante s'impadroniva di lui. E non sapeva dargli un nome. E del suo piccolo petto. Nel petto un canto un canto nella gola la gola in un collo un collo da ragazzo un ragazzo fra tanti ragazzi in una piazza una piazza nell'aria nell'aria uno sparo uno sparo nel petto. Tienianiente. Cucaio non vuole scordare. I suoi ricordi sono acqua e l'acqua è memoria. Dovunque passi ogni cosa sfiori bagni l'acqua porta via con sé l'aver saputo e lo conserva. Anche le lacrime sono acqua. E il pianto non si beve mai in compagnia. Se non ci fosse il ricordo non ci sarebbe il dolore. E il dolore è come lo sforzo e il vino. Fa male il giorno dopo. Cucaio il giorno dopo un anno un secolo dopo tieneamente. Tienanmen. E uno sparo nel petto.
Non sa più niente. Non ha parole. Un lamento forse più zitto del silenzio appoggiato sulle braccia del vento come tanti poveri Cristi sul grembo di tante Marie di Michelangelo. Cucaio sa che nei crimini di massa i carnefici son tanti la vittima è una sola. Sempre la stessa. Milioni di poveri Cristi chissà finalmente sereni. Passato il dolore si dorme. Cucaio sa che per un uomo è duro cantare una ninnananna. Anche la donna ha smesso di farlo. E tutti si accompagnano fuori. Le stelle scendono dal palco vanno a popolare i sogni della gente. Non c'è solitudine quando si è soli. E poi Cucaio ha due amici. Per il buono e cattivo tempo. Due compagni orecchie a punta con cui consumare strada. Lei è una taccagna culona invadente rumorosa indolente pallosa civetta esagerata benedetta così accidiosa che è sempre stata vergine. Non è mai cresciuta se non di peso e di altezza per il resto ha sempre terrore del vento e dei temporali. Lui è un arcano signorino taciturno angoloso un po' fregnone incazzoso barone bulletto sniffatore benedetto e soffre il mal di macchina. Non ha mai smesso quella sua così unica malinconia se non per qualche inatteso cataclismico persino per lui sorprendente lampo di felicità.
Cucaio e i due girano per prati marane sterrati ai bordi della città mentre il cielo si smaglia dalla ragnatela del sonno. Quando la notte è passata al passivo alle sette passate oltrepasso la porta e sorpasso il passetto di passiflora c mi passo impassibile i pollici nei passanti di jeans appassiti passabili si passionale passeggio e ripasso i miei passi in un paesaggio di passeri passeggeri un passaggio a compasso in passerella nel cielo che spasso andarcene a spasso. Passo. E quanti bastoni e sassi volati in aria pronti via l'accensione degli occhi le rincorse alleprate le frenate le lingue rifiatate. Si godono il mattino felici nella coda respirando nelle ossa il cuore che suona da contrabbasso scegliendo di avere tutto il cielo possibile sopra le teste. Sarebbe meglio camminare carponi nomadi vagabondi pelosi riconoscere gli odori padroni di buche e cespugli saper le stagioni pisciare sopra i muri non lavarsi mai non essere cattivi e neanche buoni. Maledetti e senza avere regole. Uomini o animali si potrebbe star bene da uguali mangiare dormire leccarsi e amoreggiare temere un calcio una fiamma una luce magari imbarcarsi e non tornare più. Peccato che ogni tanto insieme non possano bere e ubriacarsi. Li si può vedere però sul fondale del mondo a collotorto a ululare al blu. Con la vita addosso e addosso a questa vita come a un osso da rosicchiare. Per non rubarsi mai più. Prendere la strada e darsi il via. Darsi libertà. Farsi travolgere da un vento di follia. Ognuno vento di girandole. Bambini di granai. Sogni di poeti. Stringere le mani con l'energia dell'aria e braccia come ali libere di bere giorni sere e gole asciutte di parole e musica. Spaccare il mondo in due e sputare il nocciolo. Sassi schizzati via dalle secche dell'abitudine sulla cresta delle onde un salto un altro senza fermarsi. Senza maschere. Ingenui innocenti. Senza colpa. Con il diritto all'immaginazione aria pura semplice.
Il diritto all'amore fuoco robusto giovane. Il diritto alla poesia acqua buona umile. Il diritto alla vita terra fertile. Cucaio e la donna erano vivi. Di sole nella pelle e baci a sorsi piccoli di fontanelle mattino presto spiagge di nessuno code splendide di primavere stanchi di vento ma non di loro. Vivi si amavano in una casa vuota senza tende in un abbraccio come un ballo lento cercandosi l'ultima faccia. Vivi andavano mettendo nei polmoni tutta l'aria della sera come aquiloni nelle vie degli altri cercando un'emozione una paura nuova l'oscurità di portoni e in piedi lo facevano assaporando una dura affinità. Vivi senza abiti senza tempo senza altro con un cappotto sopra carezze di gambe e un cielo gonfio di pugni si rompeva giù a dirotto e metteva allarmi negli occhi e parole basse in una notte di riflessi americani. Vivi torneranno. Tra esistere e morire c'è un eterno ritornare. Cucaio pure riprende la litania del suo ritorno. Nebbiosi formicai di case. Luci false di pubblicità. Fiuta la notte una notte senza timbrare il sonno e la sciarpa del vento un'alba chiusa ostile. Puzzo bruciato di città. Fango di vie foruncolose. Pagine di libro voltate con meccanico dolore senza aver capito tutto senza rammentare. Umanità brillocca di bar. Strade di braccia siringate di disperato crack. Cucaio va prigioniero in libertà provvisoria. Ospite della sua vita. Pagarle di continuo un prezzo. Ogni giorno. Seduto dietro a una cassa a dare il resto e far del proprio meglio per sorridere. Se non gli fosse piaciuto bere avrebbe dovuto imparare a farlo. S'accorge d'aver vissuto giorni opachi come gli ubriachi usano i lampioni. Per sorreggersi non per illuminarsi. Raschi di lama sotto i tram. Tagli roventi. A rubare il fuoco ci si brucia la vita ma anche dalle ferite si respira. Voci stonate di viados. Facce piovose di murales.
E se un dio o qualcun altro mandasse un segno. Ma qui Dio non c'è e il cielo è come i capelli di un vecchio pazzo con un violino aspide. Nei capelli di Cucaio criniere senza corsa nel riposo di stalle. Nervi lisciati sotto la pelle a sfaticare sere a calmarsi di sudore in fiaccole di gelo. Cavalli manciate di vento del sud che fuori muove l'inutilità delle foglie a onde improvvise di un mare giallo marrone. Orecchi a origliare un'aria di impazienza a girarli verso un qualche futuro sospeso li davanti o già dietro le spalle. Rondini croci autunnali infilano pensieri guizzi negli occhi laghi nero fondo di cavalli anime di ombre. E mai si finisce mai di aspettare provando a vivere. E un'immensa sala d'attesa il mondo e dentro le speranze di figli in prestito che presto cresceranno. Com'è duro essere nuovi avere un'altra storia. Cucaio è un nuovo selvaggio perso tra ectoplasmi industriali slogans di pubblicità inespressività displays insegne ripetitività superfici senza memoria di schermi TV piantagioni di antenne. Un cavallo potrebbe non farsi domare ma nel suo destino c'è rinuncia e sottomissione. Cucaio ama la sua donna con noncuranza stupido senza uno scopo. Si nascose in lei e la nascose al resto per non farsi trovare. Furono l’invidia del mondo. Avrebbero vinto mai contro un miliardo di persone'? Così immaginare ogni giorno un addio tra treni e facchini che sbuffano intorno. O tavoli di avanzi in un viavai di camerieri. Lei in piedi lui a levarsi dolente. Imputato alzatevi. Non ha più una mano giusta per le carezze. Non sa più bestemmiare ti amo. Non le lascerà un motivo né una colpa. Occuperà il suo armadio e il disordine dei fogli. Chiuderà la porta come piaceva a lei a far star bene la sua assenza . La vedrà passare negli occhi del cane del rimorso fedele per sempre. Si staccheranno un po’ come si unirono senza far niente perché niente c'è da fare se non fuggire lontano dove non ci si può pensare più. Finendo prima che l'amore finisca e li finisca perché non abbia mai fine. Liberi finalmente e non saper che fare. Le presenterà un amico il ricordo di lui. Il ricordo di un attimo di eterno. La perderà rassegnato costretto a ripensarla. Eppure saprebbe sgambare scalpitare scartare impennarsi sferrare calci duri come diamanti galoppare saltare involarsi. Sudare di sud di vento diventare. Andare con la voce con il cuore lungo sentieri di tornadi. Così riprende a correre l'ora del gallo uomo in cerca del suo destino disperazione spasmi di muscoli sibilo di fianchi polmoni che vanno a fuoco e gonfiano le costole di un'aria di metallo gomiti di treno piedi che si spaccano di collera come martelli sul terreno. Incontra altre tracce.
Chi è andato prima di lui? O sono i suoi passi di ieri? Cucaio ha storie alle spalle. Ha segnato il suo braccio destro con una carezza di acqua bollente un portafortuna. Ha ferito un ragazzo con un sasso alla tempia. Ha dato in un tonfo di cuore il primo bacio e lei restò a denti stretti. Ha bevuto latte di cammella e mangiato riso insieme a mani nere africane. Ha fatto l'amore la prima volta senza capire bene senza guardarla mai senza saper che dire. Ha incendiato una macchina e un tempo che non sarebbe tornato. Ha visto i titani del Messico deserto il campo di Auschwitz gli spogliarelli di Amburgo. Ha sperato confuso e occhialuto in assemblee e cortei che il mondo sarebbe cambiato. Si è invaghito di una notte polacca e deciso che sarebbe rimasto. Ha fatto a gara di vodka seduto su un davanzale e poi non ricordare. Ha incontrato una piccola donna un volo biondo di capelli sul mare verde degli occhi e ci ha fatto un figlio. Ha rubato per scherzo e lo pagò cinque dita e uno spavento. Ha già visto in faccia il suo diavolo la sua dannazione. Ha messo guantoni e menato giù botte a un'inquietudine sorella. Ha guidato più forte affondando il pedale urlando sopra il fischiare delle gomme e sfidando a ogni azzardo dietro la curva l'agguato bianco del Brigante di Strada. Ha portato un jet nei corridoi del cielo rigando l'azzurra vernice e una gioia solare. Ha girato un bel pezzo di mondo là qua dove non fu mai. E ancora va e ci muore. Va. Con un pensiero così intenso e prepotente pioggia veleno diluvio assassino che occupa tutta l'aria che fende. Che lo riempie e gli pompa il cuore come grandine più leggero più selvatico più rapido della sua corsa. Ogni tanto si ferma. Si fa andare a terra lentamente gravemente srotolando le costole come cingoli di trattore. Cucaio a metà della speranza cambiò percorso. E poi non ha più corso. Cucaio non imparerà mai a correre bene più mulo che cavallo. Se un giorno si svegliasse senza più niente dietro né ai lati ma solo davanti allora sì che andrebbe ma per andare dove? Cucaio sa che in città si cerca la campagna in campagna si vuole la città dovunque si sogna il mare. Un mare madre che lui non conosce. Non sa se c'erano scogli di carbone dolce nella stagnola di un quarto squagliato di luna che manca brivido mulatto o un bianco volar via di piccoli cuori pescatori nell'acqua secca di un cielo astratto. Un torvo mattino di rame calcagni e catrame senza rughe senza aerei satelliti e comete o nuvole appaiate come sardine sottolio  Forse nervi e fruste di uragani e un urlo dalla sua anima più scura e profonda tra le vertebre bianche di vetro schiumose e cavalloni branchi di leoni grigigialli all'assalto di spiagge cianografie blu muffa spiriti di sabbia fra le dune calve sulle orme perse da qualcuno o onde tendine di vecchi salotti a chiudersi su farine calde corpi di sirene bionde e su un tramonto fiammingo stucchi tortora lingue di fuoco ori peltri ottoni acini d'uva fragola suono di un'acqua senza sponde morta senza vento nei polmoni gabbiani in bianco e nero ferro liquefatto imbalsamato silenzio riposo di remi e vernici su terre impanate o luce nera di lattughe marine soffio buio nella notte barche stelle basse insonni a ramazzare le stanze di Nettuno vertigine di spiccioli di pesci. Cucaio ha vene amare e salate. I suoi si amarono sotto un sole d'isole. Cucaio vorrebbe annerire le sue ossa come pietra consumare catramare tracimare fiumare schiumare chiamare quel mare. Per calmare il suo sangue per domare il suo ansimare per infiammare la sua impossibilità d'amore.
Cucaio non sa ancora amare ciò che ha. Non sa non amare quel che non ha. Così va e va. Funambolo senza filo sul bordo dell'abisso della sua vita tra esaltazione e pericolo rischio paura. S'irrigidisce lo sguardo di fronte s'abitua al silenzio. Dà assenza alle cose. L'uomo e il mago si separano si danno la pace. Si lasciano senza rancore. Cucaio vi chiede perdono se gli avete talvolta fatto del male. Vi perdona per essersene andato. Bisogna pur arrivare in un posto per partire di nuovo. Gli stambecchi muoiono salendo sulla cima più alta piantando le gambe ossute in terra sulla roccia roccia essi stessi guardando al sole per l'ultima volta. Le conchiglie dopo un viaggio lunghissimo soffiate dall'oceano immenso a naufragare a un passo dalla vita e il mare ancora nelle orecchie. Le cicale cantando una sola notte irreale come una cattedrale. Finendo. Frinendo. Virgilio come la guida di tutti i poeti smarriti l'unico che trattò Cucaio da uomo e gli insegnò la sua faccia sorridente cadde da angelo in volo le sue ali non si aprirono per abbracciare l'immortalità. Cucaio sa che tutte le domande sono una sola. Così spera e dispera che un dio ci sia. Quel Dio che dorme nella pietra respira nelle piante sogna con gli animali si desta con l'uomo. Il primo atto di un uomo è piangere. Si sveglia ogni volta bambino poi cresce nel corso del giorno. Cucaio è il piccolo uomo che non sa pronunciare il suo nome che altri il mondo gli ha dato che non conosce risposte solo sillabe suoni fonémi che balbetta per un senso alla vita. Sua. Degli esseri delle cose delle stelle. Raddrizza la testa chinata da un lato. Ha capito. Pace per ciò che gli è stato dato e per quello che nessuno gli dette mai qualcosa così poté trovarlo da solo un cuore una luce di semplicità forse un mondo uomo sotto un cielo mago forse sé Cucaio ora è libero è un uomo oltre.

Recensione al CD "Oltre" di Claudio Baglioni
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